Alessandro Mariscalco

Alessandro Mariscalco, video maker freelance e impiegato per una compagnia di traduzione videogiochi.

“Ho deciso di venire qua una volta terminati gli studi. Vivevo a Roma, dove in realtà avevo cominciato a lavorare, ma era da tempo che volevo andare a vivere all’estero. Mi sono detto: “Se non lo faccio adesso, non lo faccio più. Così sono partito”.

Mi manca il concetto di tempo, che ho perso da quando vivo qui. Quell’idea che le cose abbiano un loro preciso spazio nella memoria. Qui è tutto un vortice a rullo continuo, in cui cose, persone, eventi, amicizie, incontri e saluti si mischiano e confondono, fino al punto da farti dimenticare la cronologia della tua vita. Ogni volta che torno in Italia, mi ricordo invece che la vita può avere un passo differente, più salutare per molti punti di vista.

Quando ho deciso di andare all’estero, non avevo una precisa idea di venire a Londra. Così, come fanno in molti, ho cercato di partecipare a uno di questi progetti di mobilità finanziati dalla Comunità Europea. Non avendo ricevuto alcuna risposta, ho fatto la valigia e sono venuto a Londra.

Ho cominciato dal basso. Ho lavorato in una catena di ristoranti/fast food di cibo giapponese. Ho poi avuto modo di fare un tirocinio all’ufficio stampa dell’Ambasciata; da lì, anche grazie a una di quelle coincidenze di amicizie ed eventi che possono capitare solo in una città come questa, ho avuto modo di conoscere Bill Emmott e Annalisa Piras, con cui ho lavorato per un paio d’anni, curando i social media e il blog del loro documentario sull’Italia Girlfriend in a Coma. Anche grazie a quell’esperienza ho maturato il mio amore per i documentari, da cui non mi sono più staccato. Inoltre mi occupo della comunicazione per il documentario, di prossima uscita, INFLUX, di quel vulcano di Luca Vullo.

Di certo Londra mi ha reso un po’ più cinico, una cosa di cui non vado particolarmente fiero, ma anche più determinato e sfacciato. Mi ha costretto a mettermi in gioco in maniera totale, e ogni giorno mi ricorda che le occasioni vanno rincorse e afferrate, senza timori reverenziali.

Mi ha dato modo di abbattere qualunque pregiudizio, mi ha insegnato che che puoi imparare da chiunque, che ogni giorno puoi incontrare qualcuno che ti può far guardare alle cose da un punto di vista differente. Che ogni esperienza, dalla più frustrante a quella più gratificante ti aiuta a conoscere meglio te stesso, capire i tuoi limiti e come superarli, conoscere le tue potenzialità e imparare a sfruttarle.

Credo che questa città ti faccia davvero capire che non sei così speciale come credevi, e decostruendoti ti dà modo di studiarti e acquisire nuova consapevolezza di te. Ogni cosa può sembrare un ostacolo insormontabile, dalla ricerca della casa, a quella del lavoro, alle difficoltà nel riuscire ad avere delle amicizie solide e presenti. Tutto diventa una sfida, una competizione continua.

Credo che il dono più grande che questa città possa darti, sia la consapevolezza di te stesso, la capacità di adattarsi e reinventarsi.

La settimana tipo di un lavoratore d’ufficio, che però vuole anche fare il giornalista e videomaker freelance. La sveglia alle sei e mezzo per un lavoro che comincia alle nove meno un quarto, 27 fermate di metro da affrontare, la skypata giornaliera alla mamma, i video da montare appena tornati a casa, i progetti da sviluppare, la costante sensazione che il tempo non sia abbastanza e che ti stia sfuggendo qualcosa. Un vortice a rullo continuo dicevo, no?

Ad un italiano con la valigia pronta direi di ascoltare tutti e nessuno. Ognuno ha la sua esperienza di vita a Londra, chi ha avuto successo, chi no, chi si è realizzato, chi ancora fatica. Non credo ci sia una regola da seguire, o un percorso battuto. Direi semplicemente di focalizzarsi sulle proprie passioni e obiettivi e di non avere fretta.

Ogni anno a Londra dico che è il mio ultimo, ma poi ne passa un altro e un altro ancora. Forse quest’anno ho deciso di rimanere ancora un po’; voglio cominciare a realizzare i miei reportage e documentari e, tramite amicizie e sempre nuove collaborazioni, sembra che le cose si stiano finalmente muovendo in quella direzione. L’idea di tornare in Italia, al momento, non mi sfiora. Nessuno snobismo, voglio solo girare ancora un po’.”

IK

Italian Kingdom è una startup comunitaria che con un magazine e una radio racconta le storie degli italiani all’estero. #ItalianKingdom