Alfio Alessandro Chiarenza

Alfio Alessandro Chiarenza, dottorando in paleontologia all’Imperial College London.

La paleontologia è quella scienza che studia le forme di vita del passato attraverso i resti fossili. Io in particolare mi occupo di dinosauri, il mio “campo di studi” prediletto fin da prima imparassi a leggere e contare. In quanto italiano cresciuto negli anni ’90, quello che mi distingue dal resto dei miei colleghi stranieri della stessa età è la modalità in cui è avvenuta la mia personale “vocazione scientifica”: mentre la maggior parte di loro è venuta a conoscenza del mondo preistorico grazie a successi hollywoodiani come Jurassic Park, il mio primo “incontro ravvicinato del terzo tipo” è frutto del mitico Piero Angela e della sua superba opera divulgativa.

In realtà partire per Londra non è stata esattamente una mia scelta, anzi, non avrei mai pensato di finire qui a completare la mia formazione, né tantomeno in una delle università più prestigiose. Ho iniziato il percorso accademico nella mia città, Catania, studiando Scienze Naturali, per poi trasferirmi a Bologna per il biennio magistrale in Biodiversità ed Evoluzione. Dopo la laurea, per cercare di inseguire il mio sogno di fare il paleontologo, avevo bisogno di essere coinvolto in un programma di dottorato di ricerca. In passato ero già stato diverse volte all’estero, in altre parti d’Europa e negli USA, per esperienze di ricerca e scavo paleontologico, quindi ero consapevole dei loro sistemi accademici e della qualità della formazione offerta. In Italia non c’era molta possibilità (venni rifiutato, per esempio, dall’Università della mia città), così mandai diverse mail a gruppi di studio intorno al mondo per avere delle informazioni. Fra le risposte che mi arrivarono, quella che mi colpì maggiormente partiva proprio del dipartimento di Scienze della Terra qui all’Imperial. Così fra un modulo di domanda e un colloquio, eccomi qua.

Sicuramente trovare un alloggio a Londra non è facile, specialmente se non sei mai stato qui e non hai confidenza con i luoghi e le distanze. Io sono stato abbastanza fortunato nell’essermi messo subito in contatto con altri ricercatori come me in procinto di cominciare. Da lì è partita una caccia “comune” alla sistemazione che ci ha portati a trovare un alloggio più che decente. Qui sei da solo, non hai supporto affettivo-morale di nessun tipo: ogni difficoltà la affronti di petto e la forza per andare avanti la puoi trovare solo dentro di te e nei tuoi sogni. La difficoltà più grande che ho dovuto affrontare è stata senz’altro dover costruire da zero una rete di rapporti interpersonali con degli estranei: spesso i loro modi di fare ti sorprendono e ti lasciano perplesso, per cui la condivisione e l’instaurazione di legami non sono così immediati come ci si aspetterebbe in un gruppo di connazionali. Ma alla fine il bello è anche questo, scoprire dinamiche e modi di fare e di pensare che solo una città multietnica come questa, dove sono parlate più di 200 lingue, può offrirti.

In questi mesi sono riuscito a togliermi diverse soddisfazioni legate al mio progetto o a qualche ricerca a cui sto lavorando, ma in realtà un momento di profonda gratificazione personale l’ho proprio vissuto la settimana scorsa, cominciando da assistente, a insegnare al corso di paleontologia all’università: due studenti erano particolarmente confusi dall’anatomia di un determinato fossile e hanno chiesto chiarimenti rivolgendosi a me. Piuttosto che fornire loro la risposta corretta ho provato a condurli alla conclusione con delle domande, un approccio un po’ socratico se vogliamo, ma che credo sia il più valido nell’insegnamento. Dovete capire che fino a poco più di un anno fa ero io lo studente.

Senza dubbio il Natural History Museum è il luogo di Londra che più ha significato per me. Per un naturalista come me quel luogo ha un qualcosa di magico e leggendario: l’emozione di entrare in una grande cattedrale laica e venire estasiati alla vista del Diplodocus, lo scheletro di un gigante del passato lungo 25 metri, è qualcosa di indescrivibile. Nel bel mezzo di questa sala neogotica, percorri delle scalinate che ti portano al trono in cui siede ad attenderti la statua di Charles Darwin, il padre dell’evoluzionismo moderno. Percepisci davvero la sensazione di essere in uno di quei centri culturali che hanno dato vita a tutto quello che tu, dopo circa due secoli, cerchi di perpetuare, sperando di non deludere queste icone del passato.

Per quanto poter fare quello che hai sempre sognato, in una grande città come Londra sia fantastico, il lato affettivo-umano è l’unica nota che rende il quadro idilliaco che ho dipinto tristemente incompleto. In Italia hai famiglia, parenti, amici, che vivono tutti in un mondo parallelo che difficilmente può intersecarsi con il tuo. Inseguire i propri sogni porta spesso a gravi rinunce personali dal punto di vista affettivo, è l’inevitabile e amarissimo prezzo da pagare.

A te che pensi di partire, non farlo se non sei ben organizzato, pianifica tutto nei dettagli, compreso un buon appoggio logistico (qualcuno a cui poterti appoggiare almeno nel primo periodo in cui cerchi casa) e soprattutto parti con un minimo di indipendenza economica: la frustrazione di doversi trovare “alla ricerca” e il senso di colpa dello spendere risorse economico-energetiche a vuoto può essere davvero debilitante e portare a scoraggiarsi facilmente. Una buona pianificazione è un fattore basilare che può determinare un primo, galvanizzante successo. Dimidium facti, qui coepit, habet, come suggeriva Orazio quando ancora Londinium non era stata fondata dai nostri antenati.

I miei progetti futuri sono indissolubilmente vincolati all’eventuale successo della mia ricerca, quindi non posso ancora saperlo con certezza. Sicuramente sulle mie prospettive e valutazioni pesa notevolmente un sistema, quello italiano, che nonostante dichiarazioni interne spesso populiste, non ha mai gratificato la vera ricerca scientifica, specialmente se frutto di giovani indipendenti. Sarebbe meraviglioso poter portare la propria passione e la propria esperienza nel proprio paese, ma al momento suona più come un’amara illusione che una bella utopia.

IK

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