Diario di una schiappa. Come questa città mi ha cambiato, in meglio e in peggio: il cibo

Lo shock maggiore che sembra colpire gli espatriati in UK non è legato al clima, né all’inglese magari poco masticato e neanche alla mancanza del bidet e agli affitti – altissimi- della capitale. Su tutto, ma proprio su tutto, lo shock più grande per un italiano medio arrivato a Londra è il CIBO.

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Noi italiani entriamo nei supermercati londinesi e ci chiediamo – con fare amletico – ‘Mangiare o non mangiare?’ Ma dato che alla fine bisogna nutrirsi, la domanda è ‘Allora, di cosa?’.

Perché a meno che siate pronti, come un mio diligentissimo amico, a passare tempo nel fine settimana fra mercati e diversi supermercati per comprare questo e quello, finirete come me, a comprare le cose nel supermercato più vicino a casa di ritorno dal lavoro, che alla fine sarà un Tesco, un Sainsbury (peggio ancora un Tesco Metro o Sainsbury Local), magari anche un Waitrose, quindi finirete per mangiare sempre le stesse cose. Almeno, per me è così.

Io che sono una contadina mancata, e che di verdure ne mangio a volontà, dopo cinque anni, credetemi non ne posso più di broccoli, cavolfiori (toglietemi da davanti la verza, per favore). E se vogliamo passare al reparto pesce, mi sto giusto disintossicando dal salmone e dai gamberetti. E lo so, è anche colpa mia, che non m’impegno. Mea culpa. Però anche loro, questi supermercati, potrebbero anche un po’ impegnarsi, dico, variare un po’, cercare almeno di stare al passo con il cambio delle stagioni, ecco.

I primi tempi a Londra ero quasi affascinata da tutti quei pacchetti preconfezionati, tutti quei meal pronti e fatti, 3×2, 4×3. Vi dico la verità: mai comprato uno. Anzi una volta ho comprato una quiche da Sainsbury, e ho passato il pomeriggio a bere acqua, manco avessi mangiato due etti di prosciutto crudo San Daniele senza neanche un tozzo di pane.

Sappiate che a Londra, impacchettano tutto. Potessero, impacchetterebbero anche te. Impacchettano anche due zucchine. Dico due zucchine. E’ anche vero che le zucchine – quelle mainstream – qua hanno le dimensioni di un sommergibile russo della guerra fredda, e direi che anche il loro sapore è di solito.. interesting.

Certo che son cambiate le mie abitudini alimentari in questi cinque anni. Qua ho scoperto il porridge. Ed è stato amore a prima mattina. Ora per colazione mi preparo proprio quell’impasto disgustoso, quella pappetta molliccia che si appiccica tutta al padellino e s’incrosta. Penso sia la colazione meno erotica che esista sulla faccia della terra. Vuoi mettere con un croissant? Che vi devo dire, preferisco il porridge.

E che dire, della tipica cena improvvisata londinese? Crisp (le patatine) e pinta di birra al pub. Non ditemi che non l’avete mai fatta. Perché si sa che nelle serate al pub, per l’inglese cenare è una gran perdita di tempo. “Prendiamo qualcosa da mangiare?” Ti guardano stupiti, come se gli avessi chiesto improvvisamente se avessero mai fatto le corna alla moglie. Quindi disperato, dopo l’ennesima pinta di birra, cosa fai? Passi al pacchetto di crisp, almeno nessuno ti guarderà male, passerai quasi inosservato, tu con i tuoi capricci alimentari alle otto di sera dopo una giornata di lavoro e tre pinte di birra. E le crisp in Inghilterra si mangiano aromatizzate per lo più, a qualsiasi gusto: al cheddar, o all’aceto, ma anche al pepe, e se veramente sei un palato fino: salsa cocktail, pollo, salsiccia, gusto barbecue. Quasi mai plain, lisce. Lisce? “Uno spreco di calorie!” Così mi disse una mia collega allibita alla mia affermazione, che si, io amavo le patatine, quelle senza niente.

E poi, ti abitui, purtroppo. Ti abitui al bicchiere di vino servito con il misurino. Anzi, a quello non abituerò mai, soprattutto adesso che son a Lanzarote, isola delle Canarie, e ogni calice di vino è una damigiana, e costa tre euro (Ma qua non c’è lavoro. Quindi finirei per sbronzarmi e basta, mi sa). 

Ma per il resto, non ci si può lamentare. A Londra puoi trovare di tutto. Qualsiasi capriccio, qualsiasi cosa tu voglia mangiare. Se sei un feticista delle scatolette, ecco a Soho trovi il ristorante per te, solo cibo in scatola, dalle scatolette più comuni al caviale più chic servito a tavola. E poi Londra è piena di negozi alimentari per chi è amante, o anche ossessionato, dal cibo, unico problema, devi avere il cash, baby, se non hai il cash, vai all’off licence e comprati un bel doppio tramezzino arrugginito a un pound e novantanove cent oppure vai dal negozio di kebab a fare il pieno di patatine e kebab, of course. E poi ci son catene alimentari come Whole Food e i mercati di quartiere o quello più famoso, Borough Market, dove ci son primizie e delizie.

Insomma, a Londra si può sopravvivere. Noi italiani, possiamo sopravvivere, e smettere di lamentarci.  Ormai è un via vai di ristoranti e negozi alimentari italiani, trovi la polenteria, la rosticceria, la focacceria, la piadineria, il ristorante veneto, quello piemontese, quello toscano, quello cino-napoletano (no questo no, questo lo trovi in Italia, ma arriverà anche qua, ne sono sicura), trovi il bar di spritz e il banchetto che ti prepara il panino con la mortazza. L’unico problema? Devi viaggiare. Non trovi tutto a portata di giro di scale, ecco.

Quello che mi fa strano è che non abbiano ancora aperto l’EatItaly a Londra. C’è a New York, dico c’è a Yokohama, a Istanbul, pure a Monaco, perché qua no? Con tutti i tipi foody che girano, pronti a spendere dieci sterline per un vasetto di yogurt di soia senza glutine fatto dal contadino del Canton Ticino, non capisco!

Certo, a Londra si può sopravvivere, nessuno morirà di fame, ma aprissero, non dico una Coop, ma anche solo un Esselunga da qualche parte, che ne so per esempio ad Hackney, dove per caso vivo io, non sarebbe poi così male. No?

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Illustrazione a cura di Simona De Leo.
Il riferimento al libro “Diario di una schiappa” di Jeff Kinney è da intendersi come puro omaggio.