L’amore a Londra

Siete mai state a un appuntamento a Londra? Per me è stato uno shock culturale.

Notare bene: sono stata a degli appuntamenti con gente carinissima. Ho avuto anche delle belle esperienze e delle relazioni stabili qui nella capitale britannica. Sono uscita con persone che mi hanno lasciato un sorriso idiota stampato sulla faccia per settimane: tramonti a Primrose Hill, concerti di band che amo, bei ristoranti, gente che ti rincorre in stile commedia romantica americana solo per baciarti un’ultima volta.

Ciò non toglie però che Londra sia una “dating jungle” e che se raccogliessi tutte le mie assurde esperienze potrei scrivere un manuale… “Come mandare all’aria un appuntamento galante”. Suona bene, no? Potrei brevettarlo, magari farei fortuna!

Si passa dal sessista all’amante degli stereotipi, dal tipo strano all’ultimate douchebag.

Godetevi una lista delle mie peggiori esperienze – e credetemi, avrei voluto inventarmele, ma sono successe davvero.

Quelli che… Sono al passo coi tempi.  

  1. “Non mi piacciono le ragazze che hanno amici maschi.”

– Oh, signore e padrone, tu sei l’unico essere di sesso maschile a cui prometto la mia eterna adorazione. Sei il sole attorno al quale gravita la Terra, my sun and stars, il mio Khal Drogo. Ma anche no.

 

  1. “Se una ragazza è andata a letto con più di tre persone, allora c’è qualcosa che non va.”

– Ok mettiamo che ti dia ragione. Magari glielo dici tu ai tuoi amici di mettersi un cartello addosso con scritto: “Ho intenzione di uscire con te abbastanza per portarti a letto, per poi dirti che non voglio una storia seria?” Perché se lo fanno, almeno è pericolo scampato. E poi scusa, se una ogni tanto c’avesse solo voglia di fare sesso è forse un crimine?

Al che io, sentendomi quasi in soggezione, ho chiesto a questo Don Draper dei giorni nostri: “Ma scusa tu con quante persone sei andato a letto?”

“Ah, io più di una trentina,” dice lui. Mi sembra giusto. Alla faccia della parità dei sessi!

 

  1. “Potrei andare a letto con milioni di donne, ma voglio venire a letto con te.”

– Wow, no pressure. Ora si che mi sento speciale. Ora si che ho capito con chi ho a che fare. AVANTI IL PROSSIMO.

 

Quelli che… Non li salva neanche Hitch.

  1. “Scusa, ti posso dire una cosa?”

– “Dimmi.”

[Canta, e pure male]: “Heaven, must be missing an angel,” nel bel mezzo di una piscina affollata, mentre io sto cercando disperatamente di perdere un po’ del lardo accumulato sulle gambe con gli esercizi con la tavoletta. A bit too much, bro.

 

  1. “So, this was a good night,” dice dopo mezz’ora passata a guardare il fondo del cocktail sperando che faccia materializzare un argomento di conversazione. “Shall we do it at your place or my place then?”

– Scusa? Cioè, è evidente che non c’è feeling. Se non capisci neanche questo, immagino quanto sarai sveglio in camera da letto. Thanks but no thanks.

  1. “Sono veramente popolare. Ho più di mille amici su Facebook.”

– Il che è l’equivalente contemporaneo del: “I’m kind of a big deal. People know me,” di Ron Burgundy in Anchorman. Per tua informazione, anche io ho più di mille amici su Facebook. Parlo sì e no con dieci persone. Non è un vanto: è sempre di più la norma.

 

  1. “Che ci fa una ragazza come te ad un appuntamento con uno come me?”

– Mi sto chiedendo la stessa cosa. Se non lo sai tu, come faccio a capirlo io?

  1. “Mi faccio di acido. Di cocaina. Di eroina. Dovresti provare! Dovremmo farlo insieme!”

– No thanks, sono pro vita.

 

  1. Rispondendo al mio rifiuto di dare un’altra possibilità allo stallone in questione: “It’s ok babe, you’re obviously cool ma non è che mi piacessi poi più di tanto.” Ah, e quindi il messaggio che mi hai scritto ieri implorandomi di vederti era una presa in giro? Continua così eh, vai lontano.

 

  1. “Puoi dire alla tua amica col vestito bianco che è molto carina?” dice il cinquantenne di turno in una discoteca alla ragazza che balla con me.

– Ma scusa, quanti anni hai? Facciamo prima: facciamo come alle medie. Mi dai un foglietto con scritto: “T vuoi mettere cn me?”, una casella per il sì e una per il no così posso fare ventotto croci sul no e continuare con la mia serata.

 

  1. “E fammi un sorriso! Tutte le ragazze devono sorridere!”

– Dammi un motivo per sorridere: levati di mezzo.

  1. “Scusa un attimo, devo andare in bagno.” Sei volte in due ore. In due appuntamenti consecutivi.

– Le ragazze avranno la fama di andare sempre in bagno, ma penso che due volte in due ore vada bene anche se ti fai due birre. Io se fai così mi faccio mille trip mentali. Ti sto annoiando? Sei incontinente? Hai qualche malattia sessualmente trasmissibile? Sei malato di sesso come il personaggio di Michael Fassbender in Shame? Hai bisogno di un tiro di coca per uscire con me? Tutte queste cose insieme?

Quelli che… Pensano che gliela dai dopo un paio di stereotipi sull’Italia.

  1. “Ah, sei italiana! [Inserire frase/parola in italiano pronunciata così male che non capisci cosa diavolo stiano dicendo.]”

– E’ piacevole sapere che la lingua italiana sia così amata all’estero, lo è veramente. E’ bello sentirti dire che parli una lingua musicale, che l’italiano è un eco del fantastico paese da cui provieni. Proprio perché è così fantastico però non voglio che tu lo storpi suonando più come Peter Griffin che come Marcello Mastroianni.

  1. “Sei italiana, che figo! Ma quindi la mafia esiste davvero? E un sacco di gente muore? Come nel Padrino? SO COOL MAN.”

– No.

  1. “Ah ma questo è il pesto di Sainsbury’s! Ma scusa voi italiane non fate il pesto fatto in casa?”

– Asco’ amico mio (da leggere col mio accento olbiese). E’ lunedì. Ho lavorato dalle 9 alle 18 – se sono fortunata, altrimenti dalle 8 alle 19. E’ già tanto che ti stia preparando la cena. OK che amo cucinare. Oserei anche dire che le mie lasagne, torte, risotti o paste possano meritare un 7 ½ nei miei giorni migliori. Questo non significa però che abbia sempre voglia o tempo di passare ore in cucina. Se volevi uscire con Carlo Cracco la porta è lì.

In caso ve lo stiate domandando, sono ancora single. Chissà perché. Dopotutto, non faccio neanche poi tanto la difficile.

A parte gli scherzi, gli appuntamenti a Londra sono completamente diversi dalla realtà protetta di Olbia, la città da dove vengo. A Londra, non ho idea di cosa facciano la famiglia o gli amici delle persone con cui esco fino a quando non me lo dicono loro. Non ho la possibilità di verificare se siano psicopatici o meno se non sulla mia pelle.

Per dirla tutta, non so neanche se il tipo carino con cui ho parlato al bar la sera prima ha effettivamente qualcosa di interessante da dire o se era particolarmente arguto grazie ad alcool, cocaina o una miscela delle due.

Molti usano Tinder come alternativa alla mancanza di argomenti: almeno sai che hai qualcosa in comune con l’altra persona e non perdi tempo, dicono. Io sono all’antica: ci ho provato, e per me non ha funzionato. Forse ho guardato troppo How I Met Your Mother, ma non voglio rispondere alla domanda: “Come vi siete conosciuti?” con: “We both swiped right.”

Forse non sono ancora pronta per addentrarmi nei meandri della London dating scene. O magari, che ne so, sto attraversando un momento di karma negativo. L’unica cosa che vi chiedo, per il mio e per il vostro bene, è di attingere al mio sfogo per non replicare questi dialoghi piuttosto infelici. Io, nel frattempo, accetto consigli.

Carolina Are

Sono un'ex pubblicitaria con una laurea in giornalismo della City University di Londra. Da poco ho lasciato il mondo dei "Mad Men" per trasferirmi a Sydney e realizzare il mio sogno da teenager: studiare criminologia. Sono una viaggiatrice di professione, avendo percorso gli USA coast to coast tramite Couchsurfing, una storia che racconterò presto con un eBook per Italian Kingdom. Dopo anni di vita da lifestyle blogger londinese tra recensioni, di viaggi, cene e bevute in italiano e in inglese, ora scrivo per l'Huffington Post. Ho scritto 3 libri fallimentari e spero di pubblicarne presto uno. Amo American Psycho, Alice Cooper, le cupcakes e non mi fido di chi non ama Harry Potter.