L’odissea dell’ombrello

So, you are from Italy and you moved to London where the weather is crap. Why?? – Nella top ten delle domande postemi appena arrivata a Londra, questa sale di diritto sul podio. Dunque. Secondo l’immaginario delle persone incontrate nella City, io mi sarei trasferita dall’Italia, dove – stando alla credenza comune – splende il sole anche di notte, per un Paese in cui i giorni (non tutti fortunatamente) sono segnati da cambiamenti repentini del meteo, piogge, nubi e temperature non sempre felici. Si, diciamo che tutto questo è vero. Ma è anche vero che non vengo da quella parte d’Italia dove fa caldo anche al mese di Ottobre o le spiagge sono gremite fino a tardo autunno.

Vengo dal Piemonte, regione stupenda ma che – capite anche voi – ha condizioni climatiche un po’ differenti.

Vivo ai piedi delle Alpi, a due passi dalla Valle d’Aosta e ad un’ora d’auto dalla Svizzera. Pensate che qui il clima sia davvero tanto diverso da quello londinese? Beh, se lo credete vi sbagliate, e di grosso.
Qui piove, e anche spesso. D’estate – nonostante l’afa quasi incessante – più ci si avvicina alle montagne e più si ha la sicurezza di incappare in un’acquazzone almeno ogni giorno. Arrivata a Londra quindi non è stato così strano incontrare quel clima, e nemmeno abituarcisi. Anzi, alla fine si può anche amarla quella leggera pioggia inglese.
Quel che più mi ha lasciata perplessa è però il modo con cui gli inglesi si approcciano alle condizioni atmosferiche così instabili.
Qui in Italia appena il cielo inizia un po’ ad ingrigirsi tendiamo a chiuderci in casa, annullare ogni attività programmata all’aperto e ad attendere impotenti il ritorno del bel tempo. I bambini poi, con l’arrivo dei primi freddi, si vestono fino all’inverosimile con strati e strati di magliette, maglioni, giacche, sciarpe, cuffie di lana e calzettoni della nonna, per vederli poi cadere nel girone degli influenzati cronici al primo soffio d’aria un po’ più gelida.
A Londra tutto è più easy. Se gli inglesi dovessero decidere la loro vita in base al meteo, credetemi, farebbero ben poco. Per cui, a meno di eventi catastrofici, sarà facile vedere i parchi gremiti anche senza un minimo raggio di sole, gente che fa sport sotto la pioggia scrosciante e bambini giocare in camicetta con appena dieci gradi. Si, perché si abituano al clima già da piccoli.
Vederli sui passeggini al mese di ottobre senza calzine e con un finissimo maglioncino mi ha sovente fatto imprecare contro quelle madri che consideravo un po’ incoscienti. Alla fine però, forse così male non fanno.

Il problema di Londra, col suo costante meteo instabile, è l’ombrello. Un’odissea senza fine.
Piove. Un istante dopo c’è il sole.
Apri l’ombrello. Dopo poco lo richiudi. Non sai dove metterlo perché in cinque minuti di pioggia si è impregnato più di una gattino senza riparo.
Riprende a piovere. Si alza un vento che quasi sposta bus e cabine telefoniche.
Riapri l’ombrello.
Getti l’ombrello nel cestino perché l’uragano che spacciano per vento lo ha trasformato in uno scheletro di ferro e pezzetti di stoffa un po’ a brandelli.

Infondo lo sanno tutti che andare in giro con l’ombrello è da sfigati!”. Me lo ripetevo per convincermi a non comprarne più dopo tutti quelli riposti nella spazzatura!

Marta Gianotti

Blogger at The LondonHer
Mi occupo di educazione e bilinguismo ma coltivo la sempre più grande passione per il blogging e i nuovi media. Alcuni anni a Londra mi hanno spinta ad aprire il mio blog The LondonHer dove tratto di viaggi ed ovviamente della capitale inglese, condividendo ogni nuova esperienza in giro per il mondo.