Condivisione, non ti temo!

Senza un portafoglio particolarmente gonfio, pensare di poter affittare un bell’appartamento tutto per sé a Londra è praticamente un’utopia.

Generalmente, quando si immagina di vivere nella capitale inglese, si sognano loft con vista sul Tower Bridge, finestroni da cui vedere il sole tramontare in qualche magico angolino o magari una splendida casetta a schiera tipica di queste zone.

Ehm, no. Calmate l’entusiasmo, subito!
Se le vostre finanze scarseggiano e vi trovate in città sopravvivendo tra un lavoretto e l’altro, tutti incapperete – come è successo a me – nella famosa e spesso temuta condivisione di un appartamento.
Il primo pensiero è: «Dai, che figata! Vivrò con dei fantastici coinquilini, arriveranno da ogni parte del mondo e potrò perfezionare l’inglese. Tutte le sere faremo festa e diventeremo un gruppo fantastico!».
Sì, nei tuoi sogni forse!

Vi racconto cos’è successo a me.
Appena arrivati in città, zona North London: 1 casetta in condivisione, 15 persone con cui condividerla.
Un ostello in pratica, mannaggia a quell’agenzia che ci ha convinti ad affittare la stanza!
Sapete cosa significa dover condividere la propria vita con altre 15 persone sconosciute e che tutto d’un tratto vivono sotto il tuo stesso tetto? Se non lo immaginate, ve lo racconto.

Condivisione significa alzarsi al mattino e fare una maratona per arrivare primo in bagno, perché se passi per dodicesimo col cavolo che ci arrivi in orario a lavoro.
Significa avere una fame da dinosauro e dover aspettare che in cucina si liberi il fornello perché uno dei tuoi coinquilini si sta già preparando la cena. E tu, quel coinquilino, te lo mangeresti!
Condivisione significa che, se sei sulla trentina e ti capita di dividere casa con ventenni brufolosi, oltre che sentirti vecchio ti troverai a dover dormire coi tappi nelle orecchie perché, mentre loro fan festa, tu stai cercando di riposare per arrivare in maniera decorosa a lavoro il giorno seguente.
Significa che – per un veloce calcolo delle probabilità – almeno metà dei tuoi coinquilini saranno italiani, quindi col cavolo che lo perfezioni l’inglese! E poi c’è da fare lo slalom tra “le peggio cose”: calzini sporchi lasciati in mezzo ai corridoi, oggetti non ben identificati dimenticati alla toilette, piatti sporchi scordati nel lavandino per decenni e chi più ne ha più ne metta.

Vivere in condivisione significa arrivare a conoscere i propri limiti, e spesso capire di poterli anche oltrepassare. Ecco cosa mi ha insegnato Londra.

Alla fine di una quasi estenuante condivisione sfortunata, avvenuta purtroppo con le persone sbagliate, ero conscia di aver resistito a situazioni che in altre circostanze probabilmente mi avrebbero fatta crollare.
Questo è un altro degli aspetti di Londra che proprio non mi manca, ma – avendomi quasi rafforzata – ora lo posso dire a gran voce: condivisione, NON TI TEMO!

Marta Gianotti

Blogger at The LondonHer
Mi occupo di educazione e bilinguismo ma coltivo la sempre più grande passione per il blogging e i nuovi media. Alcuni anni a Londra mi hanno spinta ad aprire il mio blog The LondonHer dove tratto di viaggi ed ovviamente della capitale inglese, condividendo ogni nuova esperienza in giro per il mondo.