Tornare a casa, a Londra, di notte

Presa dal vivo entusiasmo di lasciare l’Italia e di partire per una sfavillante avventura all’estero come ragazza alla pari, mi è capitato di entrare nella fase: ‘Capisco quello che voglio capire’.

Avevo già fatto il grande sforzo di prendere una decisione impegnativa al termine di un periodo che certo non avrei ricordato tra i migliori della mia vita. Mi ero sbattuta epicamente per tradurre il mio curriculum vitae, per cercare una famiglia che mi ospitasse, per superare la selezione su Skype e per spacciare la mia lingua che si ingarbugliava e le mie mani che si muovevano A CASO per una qualche sottospecie di inglese. Che bisogno c’era, dunque, di lasciare ancora tutti i neuroni accesi? Avevo vinto. La mia vita si divideva tra eccitanti ‘Ho una novità’ ed esultanti ‘Che ne pensi?’.

Qui e lì arrivano ancora informazioni sparse, consigli che non avrei dovuto sottovalutare, email di Host Mamma con gli ultimi, fondamentali, dettagli. E invece io leggevo velocemente e, tra una cena per salutare e una Peroni per fare festa, ‘capivo quello che volevo capire’.

Relax baby, mi ripetevo! Ormai il biglietto lo hai fatto e praticamente sei già lì. Per tutto il resto: QUANDO ARRIVI, VEDI.

 «Venti minuti dal centro di Londra».

C’era scritto in una di quelle mail di Host Mamma. Che nella versione ‘Capisco quello che voglio capire’ per me significò: «Perfetto! In pratica esco di casa e dopo 20 minuti sono a Oxford Street! Che ci vuole? Dai dai dai!».

E infatti, quando arrivai, VIDI.

Vidi che Bushey non è proprio Londra Londra. Diciamo che se Londra fosse Messina, Bushey potrebbe benissimo essere Reggio Calabria. Ed è vero che il treno veloce in venti minuti porta a Euston, che è una stazione in zona 1, ma è vero anche che quel treno corre veloce fino a mezzanotte e mezza. E poi, dopo mezzanotte e mezza, finisce tutto. Ma proprio tutto.

Al punto che se calcoli il percorso da Oxford Street a Bushey alle due di mattina ti senti mancare. 44 gioiosi minuti di bus notturno + 84 minuti di bucolica camminata. Nel nulla, nel buio e con pericolo cervi. Sì, proprio così: cervi.

E se da settembre 2015 l’apertura notturna di alcune linee metro faciliterà l’esistenza di molti abitanti della City (ne abbiamo parlato qui), poco o nulla cambierà per le sfortunate au pair di Bushey. Che pensano di andare a lavorare a Londra e invece finiscono nel bel mezzo dell’Hertfordshire.

Ma non bisogna perdersi d’animo, right? «Se avessi voluto girare in macchina e motorino, sarei rimasta in Italia». Per cui accettai la sfida. London by night, a noi due.

Se le corse del treno finivano a mezzanotte e mezza, a un certo punto dovevano pure ricominciare. E ricominciavano, sì, dopo le 5:30. «Ti pare che in una città come Londra, non si trovi nulla da fare fino alle 5:30? Staremo in un locale e poi usciremo giusto in tempo per andare alla stazione di Euston».

Peccato che il locale che io e altre au pair avevamo scelto per la nostra prima notte brava chiuse alle 3:00, come la maggior parte dei club notturni. Dopo una quantità infinita di «Ciao, bella, brava, Berlusconi, parlare italiano».

Un consistente livello di alcool nel sangue ci avrebbe forse dato una mano importante per contrastare il freddo. Ma, altra dannata scoperta della serata, i cocktail distribuiti al “prezzo amico” di 10£ erano fatti principalmente con molto ghiaccio e, a mio parere, pochissimo alcool.

E così restammo fuori con vestiti troppo leggeri e scarpe troppo scomode ad attendere un treno che non sarebbe partito prima di due ore e mezza. Varie le iniziative per passare il tempo, tutte rivelatesi fallimentari:

– mangiare qualcosa, ovvero le fette di pizza surgelata a 2.50£ a Leicester Square (se vivete a Londra, sapete a quali mi riferisco);

– fare una passeggiata, ma eravamo stanche e avevamo le scarpe di cui sopra;

– sedersi su panchina o muretto e fare dei giochi/cantare.

L’unico gioco che ci venne in mente fu quello dei mimi. Che tanto se giochi ai mimi in mezzo alla strada a Londra non è che qualcuno se ne accorge. Ma ecco che dopo pochi secondi, vicino a quei muretti intorno a Leicester Square, passarono di corsa certi topazzi ciccioni che si sarebbero mangiati persino quelli del lungo Tevere. Che loro, i beati topazzi, magari avevano qualcosa di urgente da fare a quell’ora.

E fu allora che capimmo che comunque se strilli forte ma forte e magari agiti pure le braccia con convinzione, alla fine la gente a Londra ti nota eccome. E che forse lo strillo da topo vicino ai piedi è uguale in tutto il mondo, non importa che lingua parli.

Fu chiaro a tutte che di notte, a gennaio, a Londra, se sei all’aperto e non hai come tornare a casa, non ci sono soluzioni. Non ci sono iniziative. Non c’è sollievo. C’è solo il freddo potente. E se vi dicono che ci si abitua. Ecco, sappiate che non è vero.

Arrivammo a Euston che erano quasi le cinque e insieme a noi, residui barcollanti e mezzi struccati della notte brava che poi tanto brava non era stata, c’erano uomini e donne ben vestiti che attraversavano strade e stringevano borse. Perché in una grande città c’è sempre qualcuno che va a lavorare, anche alle cinque di domenica mattina. Anche quando hai le mani così fredde che il piumone ti appare come la soluzione morbida e calda a tutti i mali del mondo.

Eravamo, dunque, sospese in quel momento tra il sabato notte e la domenica mattina in cui si passa dall’essere ancora svegli all’essere già svegli. Dall’essere ancora fuori all’essere già fuori.

Eravamo au pair che avevano capito quello che volevano capire.

Arrivate sul treno e prima di crollare in un sonno profondo (qualcuna, ricordo, puntò anche una sveglia), ci scambiammo uno sguardo che si tradusse automaticamente in tutte le nostre lingue con un solo, inconfondibile significato.

«Chissenefrega del buio e dei cervi. Sabato prossimo torniamo col bus».

Chiara Fratantonio

Mi chiamo Chiara, ho 26 anni e sono una ragazza alla pari da un anno e mezzo. Da un po' di tempo ho aperto un blog per aiutare i ragazzi e le ragazze che vorrebbero fare questa esperienza. Se anche tu sogni di trasferirti a Londra, partire come RAGAZZA/RAGAZZO ALLA PARI è il modo più facile, efficace ed economico per farlo!
Finalmente imparerai sto benedetto inglese e avrai un sacco di tempo libero per esplorare la città. Non sai da dove cominciare? Posso aiutarti! Visita www.busheytales.com o scrivimi a busheytales@gmail.com. Ti aspetto!