Small talk, l’impensabile verve chiacchiericcia inglese

Se c’è una cosa di cui gli inglesi non si stancherebbero mai di parlare è senza dubbio il meteo.

Gli abitanti della Kingdom United evitano volentieri di aprirsi al prossimo snocciolando dettagli della propria vita privata. E generalmente non esprimono giudizi troppo schietti. Preferiscono mascherarli dietro larghi sorrisi e tazzone di tè rigorosamente allungato con latte. Ma quando si tratta di parlare del tempo non riescono a trattenersi e sfoderano un’impensabile verve chiacchiericcia.

Se mai doveste ritrovarvi incastrati in un’imbarazzante conversazione a due con un inglese, faccia a faccia e con poco o nulla da dire, tirate fuori il meteo e scalerete impavidi tutti i muri della diffidenza britannica.
Esclamazioni come «Such a lovely day, isn’t it?» o «It’s a bit chilly today!», nel caso altamente più probabile che faccia freddo, basteranno a farvi entrare nel club e a fargli capire che sì, sono italiano, ma ho capito l’andazzo. Vi piace parlare del tempo? E forza, sù, parliamo del tempo. Parliamo un sacco del tempo. Che magari ci faccio l’abitudine e poi mi viene pure spontaneo.

«Portati avanti per non restare indietro», mi dice sempre uno forte che ha fatto la schiuma su tanti cappuccini da Costa Coffee e ora lavora in uno di quei posti grattacielici dove ti devi mettere la cravatta ogni giorno. Uno di cui c’è da fidarsi, insomma. E quindi io mi porto avanti e quando incontro un inglese mi conquisto la sua attenzione così:

  • sondo il terreno con un saluto («Hi» + sorriso);
  • assesto il colpo chiedendo se sta bene («You alright?» + sorriso + testa leggermente inclinata – a destra o a sinistra non fa differenza, basta inclinare un po’);
  • sparo una bella considerazione sul tempo, passandogli la palla per sapere cosa ne pensa (il famoso «isn’t it», question tag si chiama).

Basteranno queste tre semplici mosse per annientare le sue bionde difese e, soprattutto, per farvi etichettare con l’aggettivo più amato nella storia del Regno Unito: «lovely» (se vi siete persi il mio articolo sul perché tutti gli inglesi dicono lovely, potete rimediare cliccando qui). Quel giorno che sentite di voler proprio strafare, buttate in mezzo il weekend, meglio ancora se relazionato a precipitazioni funeste in arrivo. Quel programmino perfetto che avevate messo a punto per i vostri giorni off e invece no, «such a shame», sabato e domenica è prevista pioggia.

E che novità, direte! Si sa che qui piove sempre, no?
No! Cioè, di piovere piove. Assai. Non sono certo io la donna che smonterà centinaia di anni di luoghi comuni. Ma dire che in Inghilterra piove e basta è riduttivo. Venite un giorno a Londra. Un giorno solo. E noterete che sarà possibile, nell’arco di quelle ventiquattro ore, attraversare tutte e quattro le stagioni.

L’anno scorso ho provato a mettermi in giardino a prendere il sole. Faceva caldo e la temperatura percepita era innalzata ancora di più dal fatto che un giardino serio come quello della hostfamily non lo avessi mai avuto. Comunque, nel giro di tre ore avevo fatto dentro-fuori-dentro-fuori otto volte. Dal caldo da costume al freddo da maglione. Finché mi sono rassegnata, ho chiuso la sdraio e mi sono detta che qui l’estate forse esiste, ma dura al massimo una mezz’ora al giorno.

Perché poi arriva quel vento freddo e se la porta via. E mentre tira il vento freddo iniziano a cadere quelle gocce piccine e veloci che l’ombrello mica ti serve! Però se sei fuori e cammini un sacco a lungo andare tutte quelle gocce piccine ti bagnano. E tu allora pensi che a Londra piove sempre. Un po’. Ma che tanto poi passa.

Il segreto è vestirsi nel modo giusto. E il modo giusto non è ‘a cipolla’, come dice mamma e come diceva la maestra delle elementari il giorno prima della gita allo zoo («Vestitevi a cipolla, mi raccomando!»).

Il modo giusto è quello che vuoi e poi sopra ti metti un k-way.

A me il k-way lo ha regalato il ragazzo della schiuma sui cappuccini, il giorno che ha smesso di fare la schiuma ed è andato a lavorare nel grattacielo.
Lovely, isn’t it?

Chiara Fratantonio

Mi chiamo Chiara, ho 26 anni e sono una ragazza alla pari da un anno e mezzo. Da un po' di tempo ho aperto un blog per aiutare i ragazzi e le ragazze che vorrebbero fare questa esperienza. Se anche tu sogni di trasferirti a Londra, partire come RAGAZZA/RAGAZZO ALLA PARI è il modo più facile, efficace ed economico per farlo!
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