Pret A Manger, tramezzino alla pari

Quando lavori in una famiglia inglese come ragazza alla pari, il weekend è l’occasione buona per sbarazzarti di tutti i piccoli doveri quotidiani e non pensare a niente per una decina di ore.

Non è facile vivere sul posto di lavoro e le au pair che mi leggono lo sanno bene. Alloggio gratis, vitto incluso, ma tecnicamente non finisci mai di lavorare. Perché non è che se dopo le sette di sera la bambina rovescia completamente un bidoncino di latte sul parquet puoi dire che no, sono passate le sette e il latte per me può star lì finché non si trasforma in ricotta. E nemmeno che se i panni si sono asciugati alle dieci di sera non li raccogli perché per oggi ho finito e chissenefrega se nevica e si trasformano in stalattiti. Una vera e fiera ragazza alla pari inizia a lavorare la mattina appena appoggia i piedi sulla moquette (e nel caso in cui ci sia una macchia, la pulisce) e finisce nel momento in cui chiude gli occhi (sempre che l’hostbambino o bambina non vada poi a bussare alla sua porta per avanzare una qualche bislacca richiesta dell’ultimo minuto).

Capite bene, quindi, a che velocità io sia solita fiondarmi fuori di casa e verso la stazione di Bushey il sabato mattina. Per quella strada che fa scendi, sali, scendi, sali di cui vi ho parlato qui. Con musica nelle orecchie, profumo di libertà. E pioggia. E va beh, quella c’è sempre.

La mia hostmum, un po’ come mia nonna – quella vera -, si preoccupa sempre che io mangi abbastanza. E quindi quando esco e le dico che torno la sera, mi ricorda che, se voglio, posso portarmi qualcosa da casa. Forse perché sono italiana e le ho spiegato di essere abituata a pranzi semi-natalizi anche nei più comuni lunedì e martedì? Forse perché ha capito che se faccio l’au pair è perché il mio bank account è una landa arida e desolata? Può darsi. Ma mi sono sentita molto brit quando, quel giorno, pronta per il mio primo sabato a Londra, ho risposto: «Tranquilla, oggi a pranzo mangio una cosa veloce. Un tramezzino, un’insalata e via».

Le ultime parole famose.

Ci sarò stata almeno un quarto d’ora davanti a quel frigo di Tesco pieno di contenitori triangolari con dentro due tramezzini ciascuno. E ne prendevo uno, leggevo gli ingredienti e lo posavo. E ne prendevo un altro, leggevo gli ingredienti e lo posavo. Con una mano. Perché con l’altra cercavo le parole che non conoscevo. Sebbene per alcune avrei preferito non sapere.

Come pastrami, che significa manzo affumicato. Ma è una di quelle parole che a me solo a leggerle mi fanno sentire pesante.
E stuffing, che letteralmente significa farcitura, ripieno. Ma ripieno di che? Un esempio? Roast Chicken and Stuffing. Cioè pollo arrosto, maionese e stuffing. Certo, chiarissimo.

Riuscite a pressare un terzo del fabbisogno calorico di una donna della mia età in due sandwich. Posso almeno sapere cosa sto mangiando? Ma poi, se ci mettete il tonno, che già ha le sue belle proteine e soprattutto è un pesce, è necessario quel mezzo chilo di bacon? E per finire, maionese, mostarda o anche tutte e due. Così, abbondante, come se vi portassero camion pieni ogni mattina e non sapeste cosa farvene.

Peccato. Perché c’era un’offerta (il famoso Meal Deal) che con 3£ mi avrebbe permesso di gustare questo piatto forte della cucina inglese on the go e avere, incluso nel prezzo, anche un pacchetto di impronunciabili crisps (patatine in sacchetto) e una bibita.

Ma me ne sono andata, cercando di tenere a mente che ci si può aprire a un’altra cultura anche senza condividerne le scelte degli ingredienti per farcire i tramezzini.

Proseguendo su Strand, una strada di Londra bella grossa che parte da Trafalgar Square, incontro ed entro in un altro negozio che visto da fuori sembra un supermercato per gente coi soldi: MARKS&SPENCER. E in effetti i tramezzini, che hanno anche qui il loro bel frigo con stuffing e tutto il resto, ci sono, ma costano di più.

La ricerca della «cosa veloce e via» continua. Faccio slalom tra il Mc Donald e l’immancabile Pizza Hut, per cui molti italiani sarebbero già andati in brodo di giuggiole. Ma io ho superato i 25, vado in palestra per mantenere alto il livello della confezione. Non posso perdermi così, in un bicchiere d’acqua o di coca cola annacquata e in un hamburger di triste rassegnazione con cetriolino.

Alla terza insegna gigante a forma di stella con scritto PRET, ho capito che qualcuno dall’alto stava cercando di darmi un segnale. Siamo evidentemente dappertutto, vendiamo cibo take away. Forse è il caso che entri a dare un’occhiata.

Ed è così che è iniziata la mia storia d’amore con Wiltshire-cured ham & Pret pickle di Pret a Manger, una catena di fast food britannica dal nome apparentemente francese che si vanta di usare prodotti naturali e sempre freschi.
Pane integrale al malto, prosciutto cotto affumicato, insalata e sottaceti, con una salsina bianca delicatissima che non so cosa sia ma ho smesso di chiedermelo. E i sottaceti nemmeno sembrano sottaceti, sembrano pomodori. Però più buoni. Delizioso, freschissimo, il più economico e carino di tutti. 1.99£ take away, cioè da portare via. Ma se lo mangi dentro nessuno ti dice niente. Anche perché sono quasi tutti italiani come te. E anche loro, almeno una volta, si sono trovati davanti alla parola stuffing e sono poi finiti, per fortuna, a lavorare in un posto in cui lo stuffing non ce lo mettono.

Sono così felice di averlo trovato. La mia cosa veloce extracheap di tutte le pause pranzo a Londra.
Il mio ‘tramezzino alla pari’.

Chiara Fratantonio

Mi chiamo Chiara, ho 26 anni e sono una ragazza alla pari da un anno e mezzo. Da un po' di tempo ho aperto un blog per aiutare i ragazzi e le ragazze che vorrebbero fare questa esperienza. Se anche tu sogni di trasferirti a Londra, partire come RAGAZZA/RAGAZZO ALLA PARI è il modo più facile, efficace ed economico per farlo!
Finalmente imparerai sto benedetto inglese e avrai un sacco di tempo libero per esplorare la città. Non sai da dove cominciare? Posso aiutarti! Visita www.busheytales.com o scrivimi a busheytales@gmail.com. Ti aspetto!