Notturno sleeping Bus

Accanto alla proverbiale ‘spalla su cui piangere’, c’è un’altra ‘spalla’ meno nota, ma da non sottovalutare: la spalla su cui dormire mentre si torna a casa.
La parte del corpo ‘spalla’ ha una caratteristica funzione conciliatrice del sonno di cui tutti abbiamo memoria. Perché sì, è successo anche voi. In macchina, sul treno, in metro, a lezione all’università, in chiesa, ma soprattutto sugli autobus, vi siete ritrovati appoggiati a spalle assai diverse per forma, muscolatura e comodità. E vi siete addormentati. In bilico eppure teneri, come i bambini. Con bocca aperta o chiusa. Approfittando dell’opzione ‘mi aggrappo al braccio’ oppure accontentandovi dello spazio offerto da omero e clavicola. Una base umana di pochi centimetri è bastata a farvi interrompere qualsiasi contatto con il mondo esterno e vi ha aiutato a superare lunghi intervalli temporali di noia assoluta.
«Siamo arrivati?». La risposta era sì, siete arrivati. E senza accorgervi (quasi) di nulla.

La spalla su cui dormire, quando uscite a Londra di sera, è qualcosa che dovete sempre portare con voi o comunque procurarvi, soprattutto se il programma è quello di tornare a casa utilizzando uno dei mezzi salvavita gentilmente offerti da Transport for London: il bus notturno.

Se siete degli abitudinari del ‘pub qualunque sotto casa mia a Londra’ (che già suona male) o se avete preso in affitto un fantastico flat in uno dei quartieri in cui si fanno serate potenti (in questo caso, complimenti!), mi sa che siete finiti nel post sbagliato. Perché i veri italiani di Londra, che nella madrepatria non avrebbero mai fatto un’ora di treno o macchina per uscire la sera, dopo aver attraversato il canale della Manica si ritrovano in corpo inaspettati istinti avventurieri e viaggianti. E si dichiarano disposti a tornare a casa usando quel calderone di esperienze, incontri, spuntini e culture che è il bus notturno. Che ci mette anche un’ora. E certe volte un solo bus nemmeno basta.

Se avete letto il mio racconto precedente (se non lo avete letto, cliccate qui), ricorderete forse che io e la mia allegra combriccola internazionale di amiche au pair, abitanti di Bushey, zona 8 di Londra, avevamo trascorso una lunghissima e gelida notte vagando tra Leicester Square e Piccadilly Circus perché di notte non c’erano treni per tornare a casa. Al termine di quella notte, dopo esser scampate anche a un esercito di topi che andavano correndo non si sa dove, avevamo deciso di sperimentare il bus notturno, che ci avrebbe permesso di abbandonare il centro di Londra subito dopo la serata. Ricordate anche quanto ci metteva questo bus per arrivare a destinazione? 44 minuti. E da lì? Camminata a piedi in mezzo a una specie di foresta per 84 minuti oppure un taxi costoso, ma che dividendo equamente tra noi avrebbe avuto un prezzo accettabile. Per il secondo tratto del percorso optammo per il taxi. Ma sui 44 minuti di bus notturno non ci fu niente, niente da fare.

Ma cosa ci sarà, di così terribile? Dopo un anno e mezzo di Londra 8 e un numero incalcolabile di bus notturni, mi sento di riassumere la faccenda nei classici cinque punti.

1) Il freddo. Facile facile. Se a Londra fa freddo, sui notturni si congela. A prescindere dalla stagione. Al fine di contrastare la fiera degli odori a cui i tanti passeggeri prendono parte, c’è sempre il genio che apre tutti i finestrini e genera gli spifferi, che in alcune notti possono diventare vere e proprie raffiche di vento. Cosa fare, dunque? Imporsi sugli altri passeggeri e chiudere tutto con un atto di forza? Giammai. In Inghilterra si deve sempre mantenere un certo autocontrollo, altresì detto aplomb.

2) I gruppi di ubriachi. Se sono le quattro di mattina, hai più di venticinque anni e stai tornando a casa, il riposo dopo la serata balorda inizia proprio sul bus. Un po’ di silenzio, dopo la musica assordante dei locali e le mille voci confuse in tutte le lingue. Relax. E invece no. C’è sempre il gruppo di amici ubriachi che sale sul bus sghignazzandoti nelle orecchie. E quelli che hanno bevuto di più, mi dispiace dirlo, vomitano un sacco e fa proprio schifo. Una si avvicina e ti dice che non è ubriaca. Che te lo giura, che forse sembra, ma non lo è. E qualcuno magari ti insulta, con un oceano di parole confuse e quasi urlate. E anche qui, aplomb.

3) L’italiano che ci prova. Ti punta appena prendi posto. Ti sente parlare con qualcuno. O ti riconosce dai colori, dagli odori, da qualche oggetto che porti con te. Si è sentito dire di no per tutta la sera, in tutte le lingue del mondo. E quindi tanto vale continuare a provare fino all’ultimo. Il bus notturno, l’ultima spiaggia. L’italiano che ci prova scruta, analizza, riconosce. E poi attacca, con la più semplice, banale delle domande, che scatena in te il fastidio assoluto. Volevo stare tranquilla. E invece no: «Ma sei italiana?»

4) Quella che si fa i selfie. Sai che non dovresti guardarla, ma come tutte le cose orride anche la ragazza che si fa i selfie sul notturno attira la tua attenzione. E ti viene voglia di introdurla ai vari passatempi alternativi: la musica, la letteratura, la sincerità nell’arte. Però nemmeno ci provi. Perché quella fa il finto bacio. E scatta.

5) Gli autisti che se ne fregano. Se di giorno a volte accennano un sorriso e dispensano consigli, di notte gli autisti dei bus si trasformano in statue scure di sale. Si nascondono nell’ombra, sono impassibili e distaccati. Custodi di antiche tecniche zen, assistono a quello che succede tramite le telecamere vicino al posto guida. Senza intervenire, mai.

È per questi e per tanti altri motivi che, quando torni a casa di notte con il bus, la spalla su cui dormire si rivela preziosa. Ti appoggi, chiudi gli occhi e quando ti svegli è tutto finito.

Ma come fare a trovare la spalla e a portarsela a casa? Se non avete un fidanzato o una fidanzata su cui appollaiarvi, uscire con un coinquilino può essere un’ottima soluzione. Si fa la strada insieme: ridendo all’andata, dormendo al ritorno. Perfetto! Se dormite tutti e due rischiate di perdervi la fermata. Però almeno non siete da soli e avrete un’altra avventura da raccontare.

Ma il coinquilino potrebbe sempre rimorchiare e andare a dormire fuori. Per sicurezza, quindi, aguzzate la vista nei locali. Siate attivi, simpatici, coinvolgenti. Adocchiate la vostra spalla e sfoderate frasi sexy del tipo: «Tu stasera dormi con me», «Dove credi di andare», «Casa mia è un po’ lontana, ma ci arriviamo col bus. Dai…». E ammiccate assai, che per una spalla su cui dormire ne vale sempre la pena.

A meno che non viviate a Bushey.
Perché potrete promettere il sesso più sfrenato di sempre. Ma fino a Bushey non ci viene nessuno.

Chiara Fratantonio

Mi chiamo Chiara, ho 26 anni e sono una ragazza alla pari da un anno e mezzo. Da un po' di tempo ho aperto un blog per aiutare i ragazzi e le ragazze che vorrebbero fare questa esperienza. Se anche tu sogni di trasferirti a Londra, partire come RAGAZZA/RAGAZZO ALLA PARI è il modo più facile, efficace ed economico per farlo!
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