Keep left: lezioni di guida a Londra

«Avere un po’ di esperienza con i bambini, essere allegra, paziente e disponibile. Cerchiamo qualcuno che possa essere una sorella maggiore per nostra figlia e che diventi quindi parte della famiglia».

Scriveva più o meno così Host Mamma nella prima mail che mi ha mandato. E per me, che volevo fare la ragazza alla pari in Inghilterra e andare a vivere proprio con gli indigeni, questa cosa della famiglia con figlia maggiore/straniera al seguito da portare alla feste e presentare ai parenti era sembrata praticamente perfetta! Nessun requisito particolare, quindi.

Tranne uno.

«Il tuo compito principale sarà accompagnare la bambina a scuola alle 8 e andarla a prendere alle 4. Di conseguenza, è fondamentale che tu abbia una patente e che tu sia disposta a guidare». Guidare, ok. A sinistra, giusto? Già, perché quei Bastian contrario degli inglesi si ostinano ancora a guidare a sinistra, insieme ai fortunati amici abitanti di Cangurolandia (Australia = piogge inferiori a 600 mm annui, sti stronzi!) e ai Giapponesi (che hanno comunque inventato il sushi e a cui auguro comunque una lunga e prospera vita). Però che fai, rinunci a un’esperienza in UK di un anno in cui dovrai solamente accompagnare una bambina a scuola e fare dei leggeri lavori domestici? E solo perché ti spaventi di guidare a sinistra?

(Sull’illusione generata dal mio uso smodato dell’aggettivo ‘leggero’ prima di partire, potrei scrivere altri dieci, cento, mille racconti. Perché così leggeri alla fine non erano. Ma questa, appunto, è un’altra storia).

E insomma è andata a finire che sono arrivata a Londra e che ho rischiato la vita un paio di volte ancora prima di prendere possesso della macchina, con un gesto quotidiano e veloce come l’attraversamento della strada. Certo, perché io guardavo istintivamente da un lato. E i rivoluzionari autisti d’oltremanica arrivavano dal lato opposto, suonando e spazientendosi. «Hey you!»

Sorprendentemente, il segreto per non farsi investire non era guardare bene la strada, ma guardare bene per terra. Una qualche regina, infatti, magari esperta di guida con cappelli color pastello proprio come l’attuale Elisabetta II, ha provveduto anzitempo a fornire l’intera Kingdom di una segnaletica orizzontale che ti dice ‘Look Right!’, ovvero ‘guarda a destra’, ‘Look Left!’, ovvero ‘guarda a sinistra’, o ‘Look Both Ways’, cioè ‘guarda da tutte e due le parti che qua non si sa mai’. Della serie: «Lo sappiamo che sbagliate tutti, ma abbiamo la testa dura e per noi va bene così!».

Quando guidi, però, non ci sono i cartelli agli incroci che ti dicono dove guardare. E il tuo istinto di guidatore ambidestro, ti trascina sempre, a forza, a immetterti nella corsia in cui incontrerai solo clacson e maledizioni: «Eccola qua un’altra che è venuta a fare la splendida!».

Ma Host Mamma lo sapeva. Lei sapeva sempre tutto. E così mi aveva prenotato una lezione di guida con un istruttore, che sarebbe stato il mio Virgilio alla scoperta di questo mondo alla rovescia.

«Ma sono arrivata da due giorni! Come farò a capire cosa mi dice l’istruttore?»
«Ma non c’è molto da capire, basta che stai sulla sinistra»

Ringraziamenti ironici, applausi scroscianti, terrore.
E un ometto con pochi capelli, occhiali e polo color salmone, che mi aspettava accanto alla macchina della scuola guida per mostrarmi il percorso che avrei poi fatto ogni giorno. Casa, scuola, scuola, casa. That’s it!

Il primo errore è comune, non pensate di scamparla. In procinto di guidare una macchina inglese, a prescindere dalla concentrazione e dall’impegno, entrerete sempre e comunque dal lato passeggero. E l’inglese che vi accompagna vi guarderà con tenerezza. Ne ha visti tanti, come voi, aprire la portiera sbagliata e dire:«Ah, vero! Dall’altro lato!».

Secondo errore. La leva di cambio. La cercherete invano alla vostra destra. Darete pugni allo sportello ogni volta. E lei sarà lì, così vicina e fiera, ma a sinistra.

All’inizio, comunque, sarà tutto facile. Seguirete le macchine davanti a voi. Vi orienterete guardando gli altri. «Good, good, keep going». Ma tanto, prima o poi, arriverà l’incrocio e, soprattutto, la rotonda. Quella che manco in Italia, in fondo in fondo, abbiamo capito bene come si usa.

«Roundabout, roundabout!»
Che significa appunto ‘rotonda’. Sarà lì, a pochi metri, ma voi, ovviamente, non lo saprete. Lo capirete dai segnali, forse, e dalle scritte per terra. E appena entrerete nel turbine rotatorio sarà comunque il panico. Sudore sulla fronte, tachicardia, miraggi. Un paio di giri, così, finché non vi sentirete pronti. Metterete la freccia e via, con coraggio.

Che tanto ci riescono tutti, prima o poi. E piano piano si entra dal lato giusto, si tirano meno pugni allo sportello. Ci si ferma un attimo, agli incroci, per pensare. Che tanto qui nessuno suona il clacson e non c’è fretta. E disinvoltura e sicurezza e farsi i fighi con gli amici. Perché io guido a Londra, sì. Ti vengo a prendere in aeroporto in macchina se vuoi. Andiamo con la mia macchina che piove. Eh? No, no, la benzina la mettono loro.

Un po’ di pazienza e attenzione. E guiderete anche voi in Inghilterra. Ve lo prometto, nessun problema.

Tranne uno.
«Mamma, ti posso chiedere una cosa?»
«Certo gioia, dimmi»
«Ma papà, quando torno in Italia, secondo te mi può fare lezioni di guida?»

Chiara Fratantonio

Mi chiamo Chiara, ho 26 anni e sono una ragazza alla pari da un anno e mezzo. Da un po' di tempo ho aperto un blog per aiutare i ragazzi e le ragazze che vorrebbero fare questa esperienza. Se anche tu sogni di trasferirti a Londra, partire come RAGAZZA/RAGAZZO ALLA PARI è il modo più facile, efficace ed economico per farlo!
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