Tutti dicono LOVELY

LOVE è una delle prime parole che impariamo a scuola quando iniziamo a studiare l’inglese. E questa è una cosa molto carina.

I LOVE YOU iniziamo a scriverlo mentre ancora abbiamo i denti da latte in bocca e ci illudiamo significhi solo ‘ti amo’. Poi diventiamo grandi, ci trasferiamo in Inghilterra e notiamo che tutti dicono I love you, proprio come nel titolo del film di Woody Allen in cui c’è quella scena bella bella con Edward Norton che canta ‘My baby just cares for me’ e tutti spostano le sedie, si fanno spazio e si improvvisano brillanti danzatori di tip tap. I love you all’inizio della giornata, I love you prima di chiudere il telefono, I love you dopo la buonanotte, I love you prima di uscire. I love you genitori a bambini, bambini a genitori. Amici, fidanzati, compagni di squadra. Love you, love you, love you.

E quindi il vecchio Woody aveva ragione. È vero che tutti dicono I love you.

Ma vogliamo parlare di LOVELY?

(PAUSA. In questo momento chi abita in Inghilterra e ha la fortuna di avere a che fare con inglesi – cosa non proprio comune, soprattutto a Londra – sta sorridendo/annuendo/sbuffando/alzando gli occhi al cielo. E lo so che vorreste stringermi la mano. Facciamo finta che me l’abbiate stretta e andiamo avanti).

Per capire quanto massiccio, sconsiderato e a tratti folle sia l’uso di questo delizioso e stressato aggettivo ci vuole circa un giorno. Se abitate con una famiglia inglese, anche meno di un’ora.

– Quest’estate l’ho passata a casa dei miei genitori in Sicilia –
– Oh, that’s lovely!-
– Durante gli anni dell’università ho vissuto con altri studenti-
– Such a lovely experience –
– Mio fratello si chiama Fabio e ha tre anni meno di me –
– Soooo lovely! –
– Scusate, parlo come un robot, ma devo migliorare molto il mio inglese –
– Don’t worry, you’re lovely! –

E indovinate com’era la scuola frequentata dall’au pair precedente? Lovely!
E gli insegnanti? Lovely!
E le compagne di scuola di Host Bambina? Lovely
E la maglietta nuova che ho comprato a Londra? Lovely, lovely, lovely.

Ora, siamo sinceri. Stiamo parlando di un popolo che usa una parola sola (drink) per dire ‘’bere’ e ‘bevanda’, una sola (coach) per ‘allenatore’ e ‘pullman’, una sola (can) per ‘potere’ e ‘lattina’ e sempre e solo una (back) per ‘indietro’ e ‘schiena’.

– Abbiamo già una parola che vuol dire ‘indietro’, Maestà. Dato che la schiena si trova nella parte posteriore del corpo, che facciamo, ce ne inventiamo un’altra? – chiese un linguista ambizioso durante un’immaginaria riunione di compilazione dizionari nelle sale di Buckingham Palace.
– Giammai! – rispose la regina – Risparmiare, moderare, ottimizzare! –
E bacchettò il linguista ambizioso con lo scettro.

Partendo da questi presupposti (che mi avevano già fatto sbattere parecchio la testa sui banchi di scuola), non è che mi aspettassi grandi cose quanto a varietà di termini usati dalle signore inglesi.

Tuttavia, all’inizio ho voluto pensare che fosse solo un vizietto della mia hostmum. Un po’ come quegli italiani che dicono ‘cioè’ ogni paio di secondi (giusto per non aprire la spinosa questione del ‘piuttosto che’).

Poi sono arrivate le sue amiche al primo pranzo della prima domenica. E vai con i centoventi lovely prima ancora di metterci a tavola. Poi sono andata a trovare i miei compagni di scuola, anche loro ospiti a casa di una lady inglese. E pure lì sono stata investita da una pioggia incessante di dolcissimi lovely. Poi sono andata a fare la spesa da Tesco. E la cassiera indiana dal grande sorriso mi ha salutata dicendo «my love».

Pensavo di essermela scampata, ma mentre stavo imbustando l’ultimo acquisto, eccolo che arriva. «Such a lovely ring!» – le piaceva il mio anello. E nessun aggettivo avrebbe mai potuto esprimere meglio il suo apprezzamento.

Lovely era carino, ma era dappertutto. Quella poteva davvero essere la prima occasione per verificare l’efficacia del proverbio imparato due giorni prima a scuola d’inglese.

‘If you can’t beat them, join them’.
‘Se non li puoi sconfiggere, unisciti a loro’.

Per farla breve, con sta faccenda del lovely, è andata a finire un po’ come con la faccenda del latte nel tè.

La prima volta ti scusi e dici che no, il latte nel tè non ti piace.
E loro che sono gentili e c’hanno l’aplomb impeccabile te lo rifanno.
La seconda volta dici che non fa niente, no worries, che tanto il tè con il latte lo bevi lo stesso.
La terza volta accetti la tazza e sorridi. Aplomb. Come se il latte nel tè fosse la tua passione della vita. Il vero reale motivo per cui ti sei trasferito a Londra.

– Hey! Com’è andata a Londra, ti sei divertita? –
– Oh yes, it was lovely! –

Contagiosissimo, come il morbillo.
Welcome to the lovely club!

Chiara Fratantonio

Mi chiamo Chiara, ho 26 anni e sono una ragazza alla pari da un anno e mezzo. Da un po' di tempo ho aperto un blog per aiutare i ragazzi e le ragazze che vorrebbero fare questa esperienza. Se anche tu sogni di trasferirti a Londra, partire come RAGAZZA/RAGAZZO ALLA PARI è il modo più facile, efficace ed economico per farlo!
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