Di cosa parliamo quando parliamo di PRIMARK

Per entrare a contatto con alcuni dei fenomeni contemporanei più interessanti del Regno Unito non serve certo vivere a Londra. Basta venire in Inghilterra almeno una volta, anche solo per qualche giorno, anche solo per una di quelle vacanze studio di cui ricordate solo i giochi della bottiglia by night. Basta avere un’amica di ritorno da un viaggio al di là della Manica con un vestitino giallo con gli ananas e chiederle dove l’ha comprato. La risposta è scontata: “Da Primark”.

Non avrei mai immaginato che da qualche parte, nel mondo, vendessero davvero vestitini gialli con gli ananas. E che potessero mai costare 3£. E le infradito? E le scarpe di tela? Quelle che vedevo da sempre in tutte le serie tv. L’amica con gli ananas dice che ci sono. Di tutti i colori. E costano pure quelle 3£.

Il grande magazzino multi piano, segnalato da un’insegna blu possente e per niente discreta, ci ha messo poco a piazzarsi al centro dei miei sogni di shopping proibito. Tutto quello che pensavo (o speravo) non potesse esistere, lì esisteva. Anche i vestitini gialli con gli ananas. Roba da organizzare un viaggio solo per quello.

– Leggera questa valigia! –
– Non è solo leggera, è vuota –
– Ah, e come mai vai a Londra con una valigia vuota? –
– Perché devo andare da Primark –

Nonostante siano presenti in diversi Paesi e con diversi nomi, i punti vendita più chiacchierati e frequentati di Primark sono senza dubbio quelli di Oxford Street a Londra.

Lo sento subito. Mi sto avvicinando. Intorno a me, improvvisamente, solo buste di carta marrone in cui troneggia fiera la scritta blu. Come se nessuno facesse altro. Per tutto il giorno. Dentro e fuori da Primark.

Davanti alla porta un omone formato gorilla sorveglia l’ingresso. Di fronte, lungo il marciapiede, una fila di uomini annoiati e in attesa. Sbadigliano, incrociano le braccia, si scambiano sguardi di solidarietà maschia. Loro hanno fatto presto a scegliere, ma le loro donne no. Sono in fila per i camerini, da ore. Forse non le rivedranno mai più.

Sarebbe bastato questo a farmi capire quanto grosso fosse il pasticcio in cui mi stavo andando a cacciare. E invece no. Quella volta, la prima di un centinaio di volte, non ho visto niente. Né i maschi annoiati né l’omone gorilla. Dritta per la mia strada, brandendo il portafoglio, alla conquista spietata del colosso blu.

Montagne di vestiti. Montagne di vestiti e magliette. Montagne di magliette e scale mobili. Montagne di scale mobili e commesse.
Tessuti scadenti al punto che potrebbero squagliarsi da un momento all’altro. O frantumarsi in mille pezzi. Ma tanto chi se ne frega. Ci vogliono mesi per accorgersi di questo dettaglio. All’inizio è tutto bellissimo. E costa meno di 10£.

Ci sono gli ananas, ma anche dei simpatici fragoloni. Ci sono Minions su pigiami e Peter Pan su mutande. Fantasie zebrate abbinate a pizzi. E a Bambi. Cose leopardate a caso. I reggiseni più imbottiti che mano umana abbia mai slacciato vicino a collant tempestanti di Tour Eiffel e gattini. Occhiali importanti con fenicotteri sui lati. Ma anche gonne, giacche e camicie a tinta unita in un reparto serioso da ufficio. E leggins e top fluorescenti per la donna sportiva che sconfigge le piogge londinesi insistenti. Ci sono le t-shirt di Star Trek e di Jurassic Park. E infradito in pieno inverno, caramelle, candele, biscotti.
Nel mio primo giorno da Primark, penso che una lezione sul movimento surrealista potrebbe partire proprio da qui. Da questo ammasso di articoli messi insieme apparentemente a casaccio.

Apparentemente, perché un ordine dentro Primark esiste eccome. Ed è così schematico, pianificato e preciso che bastano poche ore per cambiare la disposizione dell’interno negozio. Basta una notte sola.

Volevo tornare oggi e riprovare quello che avevo visto ieri. Solo ieri. Eppure Primark è cambiato. Ma sono entrata in quello giusto? Dove c’erano jeans impilati, ora ci sono giacche appese. Dove c’erano distese di t-shirt, si sono materializzate distese di cappotti. Hanno spostato tutto.
Primark è un labirinto. È un labirinto surrealista e presuntuoso.

– Ma perché mi fate questo, perché? –
– È una strategia di marketing – mi spiega una commessa in vena di confidenze – se cambiamo spesso l’ordine si ha l’impressione che ci siano sempre cose nuove! Vero? –

No, non è vero. Sono al mio secondo giorno da Primark e l’impressione che ho è quella di essere finita dentro una candid camera spietata. E che quel top con le giraffe mi sia stato sottratto. Per sempre.

Scavo tra le scarpe di tela con la zeppa in cerca del mio numero, che è un numero comune e quindi non c’è. Per trovare la propria misura da Primark, avrei capito in seguito, fa comodo essere un pizzico eccezionali.
Non voglio chiedere alla commessa, sono traumatizzata dal maledetto ‘È tutto esposto!’ delle commesse italiane (il cui lavoro, sebbene voi lettrici e commesse che dite ‘è tutto esposto’ facciate finta di dimenticarvene, consiste anche nell’aiutare i clienti).
Sì, ma qualcosa dovrò pur comprare. Con quale coraggio esco da uno dei Primark più grandi d’Europa a mani vuote?

– Scusami, io prendo 6. Se non lo trovo qui non c’è, vero? –
– Aspettami qui, vado a dare un’occhiata! –

Sorride, si volta e sparisce veloce come una saetta nera nelle profondità del magazzino.
Riemerge improvvisamente. Saranno passati venti minuti.

– Ecco a te, le ho trovate! –

Sorrido anch’io, sorpresa. Le provo, le compro. E costano 3£.
Una cliente su centomila miliardi. Ma sono stata aiutata come se fossi l’unica.
Piccole gentilezze e vicende carine in quel labirinto surreale e presuntuoso che è il simbolo del disastro umano del sabato pomeriggio nel bel mezzo di Oxford Street.

Le scarpe si sono rotte dopo tre giorni. E ho camminato fino alla macchina, per più di venti minuti, saltellando su un piede tra gli sguardi interrogativi dei passanti.
Questa vicenda è un po’ meno carina, ma alla fine ve l’ho raccontata.

Tanto a Londra con le valigie vuote ci venite lo stesso.

Chiara Fratantonio

Mi chiamo Chiara, ho 26 anni e sono una ragazza alla pari da un anno e mezzo. Da un po' di tempo ho aperto un blog per aiutare i ragazzi e le ragazze che vorrebbero fare questa esperienza. Se anche tu sogni di trasferirti a Londra, partire come RAGAZZA/RAGAZZO ALLA PARI è il modo più facile, efficace ed economico per farlo!
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