The World Goes Pop alla Tate Modern

Io, piuttosto che andare a vedere l’ennesima mostra sulla Pop Art, mi farei cotonare la chioma coi petardi. Non è che questo particolare momento artistico mi dispiaccia, però assunta in dosi spropositate anche la zuppa inscatolata da Campbell e firmata da Andy Warhol diventa la solita zuppa. E io, comunque sia, preferisco gli arancini (soprattutto se in dosi spropositate).

Quando dunque la Melotti, al secolo Lucia, mi ha proposto di andare alla Tate Modern a vedere The World Goes Pop, mi sono lasciata trascinare solo perché francamente non avevo nient’altro da fare. Mal che vada, mi sono detta, posteggio la figura nella Member’s Room e mi godo il panorama, che spesso è la cosa più bella che la Tate offre. Insomma, ero fermamente convinta che si trattasse della solita mostra, sulla solita Pop art. Ma mi sbagliavo eccome!

Entro in galleria rassegnata, sicura che questa sarebbe stata la volta buona che dalla noia mi sarebbe spuntata la barba (considerando, però, che i baffi ce li ho già non mi sono fatta prendere dal panico più di tanto). Già nella seconda stanza, le opere esposte di Grau (dalla serie Ethnographies) suggerivano che l’intento non fosse semplicemente quello di celebrare l’arte Pop. La tecnica del collage usata, infatti, contrappone immagini per evidenziare, o denunciare aspetti socio politici specifici di un particolare contesto.

Grazie anche a un allestimento divertente e del tutto appropriato, stanza dopo stanza la volontà curatoriale si è definita sempre meglio. Lo scopo è quello di mettere in luce caratteristiche della Pop art diversi da quelle note e un po’ stantie a cui spesso si fa riferimento quando la si affronta. La Pop art è nota per il suo celebrare i prodotti di consumo, simbolo di benessere e tipici di una civiltà occidentale dominata dai valori Americani.

Dietro ogni bene di consumo e benessere si cela un interrogativo che chiede il costo di tale benessere. Di particolare rilevanza in questo senso ho trovato le opere American interior dell’artista Erró, pittore postmodernista islandese nato negli anni Trenta del Novecento. Con mia grande sorpresa, gli artisti in mostra provenivano da diversi paesi del mondo: America Latina, Asia, Europa. Cultura globale, insomma, tra gli anni Sessanta e Settanta.

Una bella mostra, se non fosse che a momenti ci sbattevano fuori per il continuo disturbo provocato da quella svampita della Melotti. A causa della sua mania di guardare le opere a distanze ravvicinatissime (tanto che prima o poi sfonderà una tela col naso, garantito!), continuava ad azionare i sensori sonori posti per proteggere le opere e aveva anche il coraggio di domandarsi cosa mai potesse provocare quel continuo biiip!

The World Goes Pop
17 September 2015 – 24 January 2016
Free for Tate Members
Adult £16.00 (without donation £14.50)
Concession £14.00 (without donation £12.70)

Tate Modern
Bankside
London SE1 9TG

Fotografie: Tate Modern