Ai Weiwei alla Burlington House

Alla Burlington House della Royal Academy fino al 13 Dicembre sono in scena le intricate e disubbidienti opere dell’artista cinese Ai Weiwei che con sorprendente piacere vi racconto.

In nome della dissidenza e della militanza, caratteristiche che spesso precedono le creazioni di Ai Weiwei, Aldo si è sentito in dovere di presentarsi alla Royal Academy  (che attualmente espone le opere dell’artista cinese) in tuta mimetica, scarpa laccata rossa e… un tacco dodici da panico. Quando sono arrivata, con lui c’era anche Giovanna, che ha deciso di accompagnarci a vedere la mostra nonostante non si trattasse di un evento gratis, cosa che ha suscitato in me non poche perplessità. Se Giovanna è pronta a pagare per una mostra deve trattarsi di un evento imperdibile.

Eppure ricordo che l’istallazione di questo artista alla Turbine Hall della Tate Modern, nel 2010, mi aveva lasciata alquanto indifferente. Un grande concetto per un risultato visivo, a mio modestissimo parere, di mediocre impatto; e temevo che anche stavolta sarei rimasta delusa dal suo lavoro. Non è stato così. Ho trovato le opere in mostra di particolare rilevanza e indubbia bellezza. 

Ne cito solamente due in questo articolo, evitando così di descriverne altre, perché vanno assolutamente viste e vissute in loco. La prima si intitola Bed e consiste in un tappeto di legno srotolato sul pavimento, attraversato da piccole onde. C’è raffinatezza e proporzione nella semplicità di quest’opera. Una semplicità che inganna,  perché va oltre la poetica del minimalismo, movimento che sicuramente ha influenzato l’artista, e al quale quest’opera fa chiaro riferimento. Non si tratta   solamente di un oggetto al quale si applicano basilari principi visivi per ottenere grandi risultati, ma di un sofisticato soggetto che sfida il modo in cui si guardano le cose. Solo stendendosi di fianco all’opera, infatti, si può ammirare l’intricata linea costiera della Cina; e quello che prima ci era apparso come un tappeto, si rivela come una mappa.

La seconda si intitola Souvenir from Shanghai; un cubo assemblato coi detriti dello studio dell’artista, approvato e poi distrutto dalle autorità di Shanghai, intrappolato nell’elaborata cornice di un letto a baldacchino che risale all’era della dinastia Qing. La brutalità delle macerie contenute nella gentilezza del legno intagliato formano un’opera squisita, che quasi distrae dal contesto che l’ha generata. La distruzione dello studio di Ai Weiwei da parte di un governo che prima ne aveva approvato la realizzazione, è l’ennesimo atto di umiliazione da parte delle autorità locali nei confronti di un artista ritenuto scomodo, e che si intende sminuire.

Le opere di Ai Weiwei nascono da concetti o circostanze specifici, oppure sono dei manifesti contro l’abuso nei confronti degli individui da parte di chi li governa; per questo l’artista ha subito una vera e propria persecuzione da parte delle autorità cinesi.  Consiglio, dunque, di vedere la mostra accompagnati dalla audio-guida offerta all’entrata, nonostante di per sé le opere in mostra abbiano un valore a prescindere, un valore intrinseco e dunque estetico. La finezza del pensiero dell’artista rispecchia sempre la finezza dell’esecuzione dell’oggetto esposto. Ai Weiwei dà molta importanza a come un’opera viene realizzata, per questo lavora a stretto contatto con maestri e artigiani per rielaborare i materiali che spesso distrugge, dando loro nuova vita e un nuovo ruolo. Alcuni tavoli esposti, opere chiaramente in linea con i Ready Made di Marcel Duchamp, sono stati rimontati con antichissime tecniche di assemblaggio che non prevedono l’uso di colla o chiodi.

Ho guardato e riguardato ogni opera con l’attenzione che meritava prima di lasciare la galleria, con l’intento di tornarci più volte. Verso l’uscita mi sono accorta di aver perso le tracce di Giovanna. Nonostante fossi fermamente convinta che fosse già uscita dallo spazio espositivo per raggiungere la caffetteria (unico luogo che ritiene degno di nota nei pressi di musei e gallerie), per scrupolo ho chiesto ad Aldo se voleva fare un giro di perlustrazione, per vedere se si fosse incagliata in una delle intricate strutture create dall’artista. Aldo non si fa pregare, felice di rivedere tutto, e insieme cominciamo la ricerca.

Ce la troviamo immobile e sinceramente turbata davanti a tre foto giganti in bianco e nero, che ritraggono l’artista nell’atto di lasciar cadere nel vuoto un vaso che, inevitabilmente, si rompe. L’audio-guida spiega, a proposito, che si tratta di un vaso antichissimo e a quanto pare di valore inestimabile, ragione per la quale Giovanna era rimasta basita a tempo indeterminato davanti a quell’immagine. E pensare che per un attimo ho creduto che si trattasse della sindrome di Stendhal… povera me, illusa! L’audio-guida informa inoltre il pubblico che l’artista, con quel gesto, vuole mettere in discussione il valore di un oggetto. Per Giovanna invece tale gesto bastava a giustificare tutte le persecuzioni subite dall’artista da parte del governo… inutile cercare di farla ragionare. 

Ai Weiwei

£17.60 (without donation £16). Concessions available.
Friends of the RA and under 16s go free.
Tickets include a multimedia guide and Friends of the RA will receive one for free.

19 Settembre 13 Dicembre 2015

Royal Academy

Burlington House
Piccadilly
London W1J 0BD