Un tulipano sul davanzale

Un tulipano al profumo d’arancia, una bottiglietta di plastica come vaso, una tenda viola e una candela accesa.

Palazzi, tanti palazzi fuori dalla finestra, fuori dalla mia nuova finestra in una casa nuova.

Non riesco ancora a chiamarla casa mia. È una stanza, una tripla, in cui fortunatamente per ora ci sono solo io. Siamo in nove a vivere qui, tra queste mura spoglie e un po’ ammuffite, con questa piccola cucina dove se stai cucinando non c’è spazio a tavola per sedersi e mangiare, con un bagno solo e un piccolo specchio. Dei nove flatmates ( nuova parola appena imparata!) ne ho conosciuti solo alcuni: un ragazzo simpatico di Roma, una coppia non altrettanto simpatica francese, due ragazzi brasiliani. Ho capito che, anche se siamo in tanti qua, ognuno ha i propri ritmi, con stili di vita e orari completamente differenti. E quindi alla fine è un po’ come essere sempre da soli. È una cosa comune qui, essere sempre da soli. O almeno questa è la prima impressione che ho avuto. Le persone che ho incontrato finora mi sono sembrate fredde, distanti, disinteressate al fatto di incontrare una nuova persona, fare amicizia, condividere piccole cose come un semplice caffè dopo cena.

Durante i miei primi dieci giorni di Londra mi sono limitata a osservare, più che ad agire. Ho scoperto come funziona una Oyster card, sono stata a Green Park, a vedere Tower Bridge, Piccadilly, Covent Garden, Hyde Park. Ho passeggiato per la famosa King’s Road, visitato lo stadio del Chelsea, bevuto un tè ammirando San Paul Cathedral. Ho fatto la turista solitaria, il mio quaderno in borsa, cuffie nelle orecchie e troppi caffè da Starbucks.

Ho camminato sotto la pioggia, con il vento in faccia, sotto le grandi nuvole grigie che caratterizzano questa città. Mia sorella dice che tutto questo non è produttivo, che avrei dovuto iniziare a cercare un lavoro, un corso di inglese e persino che sarei già dovuta andare a visitare l’università!

Io credo che invece ne avevo bisogno, di questi giorni di libertà e solitudine, di questi giorni sola con me, in una grande città piena di estranei. Senza essere osservata e riconosciuta al supermercato, senza essere etichettata, senza pettegolezzi dietro le spalle. Camminare libera, con le lacrime a gli occhi o con uno stupido sorriso stampato sul volto. O correre, scrivere, fotografare, ricordare. Libera di fare tutto quello che mi va di fare, senza timori, senza orari da rispettare, senza spiegazioni da dare.

Libera a Londra.

Ho trovato questo tulipano all’angolo della strada, sarà caduto a qualcuno per sbaglio, e così l’ho portato a casa con me.
Amo i fiori, li ho sempre amati. Mia nonna dice che una casa, per essere davvero chiamata tale, deve sempre avere dei fiori, perché ne rallegrano l’aspetto e regalano sempre un nuovo profumo. Così ho portato un fiore a casa con me questa sera, in modo da sentirmi un po’ più a mio agio, meno sola. Per poter iniziare almeno a immaginare che questa stanza sia davvero il luogo in cui tornare e poter dire ‘sono a casa!’.

Forse proprio per questa mia passione, c’è una cosa che davvero mi piace in questa città: i parchi, con i loro alberi altissimi e tutti quei fiori. Ci sono fiori ovunque, fiori anche a gennaio. Piove, eppure sembra sia già primavera. E forse un po’ lo è davvero per me.

Perché alla fine che cos’è questa stagione? Non è forse una rinascita, uno spiraglio di luce alla fine di un lungo e freddo inverno? E io che cosa sto facendo qui? Per quale motivo ci sono arrivata? Questo viaggio è solo all’inizio, ma è il mio viaggio. Un viaggio intrapreso per costruirmi un futuro tutto nuovo, per assaporare nuovi sogni, scoprire nuovi occhi, incontrare nuove promesse. Un viaggio tra le stagioni, per sbocciare ancora, come fanno i fiori a ogni primavera.

Ed è vero che sono sola adesso. E forse è anche vero che siamo tutti soli a Londra. Ognuno perso nei suoi pensieri e tutti sempre di fretta: musica nelle orecchie, giornali in metropolitana e tablet sugli autobus. Ognuno con la sua strada e tutti vicini nella nostra solitudine.
Siamo soli, ma a volte è proprio della solitudine che abbiamo bisogno. Staccare la spina, tagliare i ponti con la realtà. Ascoltarsi, capirsi, guardarsi dentro e dire: ‘Ok, ci sono solo io adesso. Cosa voglio davvero?’.

Perché capita, dico, può capitare a chiunque di smarrire il proprio cammino, di svegliarsi un mattino e non sapere più dov’è stavamo andando. Succede, è la vita, imprevedibile e bellissima. E quando accade, che si fa? Qual è il passo successivo?

Io ho raccolto questo fiore, all’angolo della strada, questo tulipano che profuma d’arancio. E stasera comincio da qui. Un tulipano in una bottiglietta di plastica, sul davanzale di questa finestra, in una fredda notte di gennaio. Un solo fiore in attesa di tutti gli altri che verranno.

Al numero 13a di Wallflower street.

Francesca Baronti

" Finché respiro, scrivo." Elias Canetti.
Scrivere per dare un posto ai colori, una voce ai sogni, per trasformare un incubo in una favola.
Amo i sentimenti forti, gli abbracci alle due del mattino, i pomeriggi di sole, il vino, i brividi della libertà e la scrittura.
Aspirante giornalista, mi chiamo Francesca, ho 23 anni e sono una sognatrice.