Tornare a casa

– Un brindisi! –
– A cosa? –
– Ma che ne so…noi brindiamo! –
– Lo so io, lo so io! Brindiamo a Margherita che finalmente è tornata fra noi! –

Il rumore di tanti bicchieri che si toccano, sorrisi, persone che parlano e ridono.
Siamo a Fulham, in questo ristorante italiano che si chiama Il Pagliaccio.
Sono con Sole e le ragazze. Siamo già a fine aprile, come passano i mesi!
Sono appena tornata da un viaggio con la famiglia per cui lavoro come nanny, tre settimane nella loro casa in Italia. Ma non vedevo l’ora di tornare qui, a Londra, da Sole e dalle ragazze.

La chiamo ‘casa’, adesso. Sapevo di tornare a casa, non a solo a Londra, non in un luogo come tanti altri. Stavo tornando a casa mia.
Ci credi, Marco, che sono quasi una famiglia per me, queste quattro ragazze un po’ fuori di testa?

I casi della vita: incontrarsi, magari in un momento difficile, riconoscersi e scegliersi. Iniziare un percorso insieme, fatto di piccoli gesti che lentamente diventano quotidianitá e riescono a farti sentire a casa, anche quando l’unica cosa che vorresti fare è preparare le valigie e tornartene da dove sei venuta.
Ci siamo incontrate per caso, in quel locale, Elk, che io e Sole non abbiamo più smesso di frequentare dopo quel giovedì sera.

Ero fuori in fila con Sole, e queste tre ragazze dietro di noi non facevano che parlare e ridere, cosi ci siamo “autoinvitate” nel loro gruppo. Quella notte è stata l’inizio di tutto e non abbiamo più smesso di incontrarci.

Non ci vediamo tutti i giorni magari, orari diversi, lavori diversi. Ma siamo comunque riuscite a crearci, involontariamente, le nostre piccole tradizioni: Elk escluso, c’é la cena al Pagliaccio del mercoledì o la colazione a High Street Kensigton a base di pancakes la domenica mattina.
Ci sentiamo praticamente tutti i giorni e facciamo un sacco di cose insieme.
Sono felice, Marco, lo sai?

Quattro mesi fa sono arrivata a Londra che non avevo niente, se non la paura o il tuo ricordo.
Adesso sono a cena con queste pazze che mi abbracciano e mi sorridono. Queste pazze con cui rido e condivido serate, sogni, speranze, progetti. Ho un lavoro che mi piace, vivo in una casa da sogno (si, ok, non è la mia, va bene!) in cui esiste addirittura il bidet! E poi il mio inglese non fa che migliorare, segno che la scuola inizia a dare i suoi frutti.

Ho provato a cercarti quando sono tornata quel weekend. Casa nostra era vuota, con le impronte ancora sul muro vicino all’ingresso e la cornice rotta sul pavimento. Non hai cambiato la serratura, nonostante anche gli armadi fossero vuoti.
Come se il tempo in quella casa si fosse fermato a quella notte.

Io però non mi sono fermata Marco. Ho continuato a camminare, voltandomi spesso indietro a cercarti. Ma più camminavo, più le mie gambe andavano veloci.
Sto per iniziare a correre. E volevo dirtelo. Volevo dirti che i giorni sono passati e io sono riuscita a rialzarmi. Ho incontrato Sole, Elena, Amelia e Lucrezia; una famiglia tutta al femminile. Vite diverse e complicate che adesso sorridono e bevono tequila al ritmo di musica.

– Uno shortino per le ragazze, offre la casa! –

È Simone, il ragazzo che lavora qui.

– Margherita sei fra noi? Pronto? Terra chiama Margherita, terra chiama…-
– Sì, sì, ci sono! Smettila! –

E ridere, brindare ancora. Il sapore della tequila in bocca, la faccia indescrivibile di Elena, Lucrezia già pronta a ordinarne un altro. Amelia che non la smette di fare fotografie e la risata di Sole che ci contagia tutte.

– Fatevi abbracciare –
– Oh Margheritina, ti siamo mancate cosi tanto?! –
– E smettila Lucre, per una volta fatti abbracciare e stai zitta! –

Un abbraccio forte e sincero, una foto in memoria di un’altra serata comunque indimenticabile.

– Andiamo a ballare? –
– Sole, ma è solo mercoledì! –
– E quindi? A Piccadilly c’è il Tiger Tiger. Ma perché ridete? Guardate che è vero, non vi faccio mica fare un viaggio a vuoto! –
– Sole…andiamo a letto, vai! –

E ridere di nuovo, ridere senza più lacrime, almeno per una notte.
Mi sentivo sola quattro mesi fa, credevo che sarebbe stato impossibile costruire un legame vero e forte qui, in questa città grigia che a volte sembra colorare di grigio anche chi ci vive.
Ebbene, mi sbagliavo.

Sono tutto tranne che sola adesso. Stasera mi sento piena d’amore, piena di colori, piena di luce. E vino. E tequila.

Francesca Baronti

" Finché respiro, scrivo." Elias Canetti.
Scrivere per dare un posto ai colori, una voce ai sogni, per trasformare un incubo in una favola.
Amo i sentimenti forti, gli abbracci alle due del mattino, i pomeriggi di sole, il vino, i brividi della libertà e la scrittura.
Aspirante giornalista, mi chiamo Francesca, ho 23 anni e sono una sognatrice.