Pezzi di vita

Aeroporto di Gatwick. Sono con la famiglia per cui lavoro, ci siamo: il grande giorno è arrivato. Seduta al gate aspetto di imbarcarmi, tra le urla dei bambini e la madre chiaramente più nervosa del solito. Due mesi, non ce la posso fare.

Mi assento con la mente e mi viene da ridere pensando allo scorso weekend. ‘Cronaca di un sabato sera nel peggiore bar di Caracas’, come direbbe Sole. Il mio ultimo sabato sera a Londra con le ragazze, prima di iniziare questo famoso e tanto temuto viaggio.

Non è vero che siamo finite nel peggiore dei bar, il locale era carino, con musica, luci e un soffitto particolarissimo, tutto tappezzato di lampadine. Siamo finite nella east London, Shoredich per l’esattezza, in un locale chiamato Book club.

La serata è iniziata con una pizza a casa di Amelia, con Lucrezia che insisteva per andare in questo locale e Sole che provava a opporsi con tutte le sue forze.

La maggioranza ha vinto e alle 23 eravamo lì fuori. £5 di entrata, consumazione esclusa. Il locale è suddiviso in due piani: quello superiore assomiglia più a un pub, con tavolini e musica non troppo alta, mentre al piano di sotto c’è uno spazio davanti alla consolle dove si può ballare, le luci sono più soft e c’è un’atmosfera più “disco time”. Ma ci sono anche un tavolo da ping pong e un biliardino!

Elena e io non ci siamo fatte sfuggire l’occasione di giocare. Al tavolo un’immancabile bottiglia di vino bianco, tanti abbracci, fotografie. Stringersi la mano, cantare a squarciagola e poi scoppiare a ridere. Chiudere gli occhi e ballare, come se il tempo fosse immobile, quasi non dovesse mai cambiare niente. Attimi di libertà sotto una cascata di luci.

Il punto è questo: forse non conta tanto dove vai, ma con chi. Se la compagnia è giusta, anche un posto che potrebbe non piacerti diventa speciale, simbolo di una serata che verrà ricordata nel tempo.

Tra vari sketch e nuovi incontri, tra una bevuta e l’altra, le tre del mattino sono arrivate in fretta. Sole non vedeva l’ora di andarsene, portare via Lucrezia invece è stata un impresa. Elena naturalmente ha chiamato Uber, figuriamoci se voleva farsi più di un’ora di bus!

Ci siamo abbracciate per salutarci e abbiamo fatto finta che domani non fosse ‘domani’, che ci saremmo riviste la sera per uno dei nostri soliti drink domenicali al Be At One a Piccadilly.

– Hey Marghe… –

– Non dire niente! –

Stringo forte Sole, poi le stringo tutte, una a una. Pezzi di vita che mi appartengono ormai.

Mi hanno già tempestato di mille messaggi oggi e non posso non sorridere pensando che Lucrezia uscirà con un tizio incontrato ieri sera e che Amelia potrebbe andare finalmente a convivere.

Stanno bene le mie amiche, io sto bene.

L’estate passerà veloce, un battito di ciglia e tutto tornerà così com’è adesso, perfetto nella sua imperfezione.

È il momento di imbarcarsi. I’m coming home.

Francesca Baronti

" Finché respiro, scrivo." Elias Canetti.
Scrivere per dare un posto ai colori, una voce ai sogni, per trasformare un incubo in una favola.
Amo i sentimenti forti, gli abbracci alle due del mattino, i pomeriggi di sole, il vino, i brividi della libertà e la scrittura.
Aspirante giornalista, mi chiamo Francesca, ho 23 anni e sono una sognatrice.