In un secondo, a volte

Gocce di pioggia sul vetro dell’overground, naturalmente strapiena, delle 18.41.

Siamo schiacciati come sardine, gente che spinge per entrare o per uscire, impossibile muoversi. Faccio fatica a tenere gli occhi aperti: tra il corso di scrittura (che finalmente ho trovato e iniziato!), il lavoro e un po’ di svago con le ragazze sono esausta.

Abbiamo finalmente trovato casa, in una zona carina e nemmeno troppo costosa. Siamo state proprio fortunate. Quattro camere da letto, cucina open space con salotto e un piccolo giardino sul retro, abbastanza vicina alla metro, ma non sulla strada principale. La convivenza va alla grande, più di quanto immaginassi. Tornare a casa ogni sera e avere qualcuno che ti aspetta è una delle sensazioni più belle del mondo. Mi sembra quasi di essere tornata a casa, in Italia, ai tempi della convivenza con Marco… o quantomeno all’inizio, quando era facile e bello, quando tornare da lavoro significava sedersi sul divano a gustare un bicchiere di vino parlando della giornata; tu dentro e tutti i problemi fuori.

Giovedì, il weekend è alle porte ormai. Fisso il grande vetro della over e mi perdo tra le milioni goccioline che vi si posano sopra. Un anno fa, quando arrivavo a Londra con una valigia da 20 kg e il cuore in miliardi di pezzi, c’era la neve. Dormire vestita in un albergo da quattro soldi, girare per una città sconosciuta, una lingua nuova da imparare, nessuno con cui sfogarsi la sera.

Quanto cambiano le cose in 365 giorni. Quanto cambiano le cose in un secondo, a volte.

La decisione di trasferirmi qui arrivò così, in un secondo, in un momento che non ricordo, di un giorno qualunque tanto tempo fa. In un secondo, a volte, tutto cambia.

Sono stata in Italia a trovare la mia famiglia e non nego che la nostalgia nel ripartire è stata davvero tanta. Eppure, pur sentendo la loro mancanza continuamente, tutto dura solo un secondo a volte.

È la consapevolezza di quello che c’è qua che mi dona la forza di non voltarmi indietro, di non buttare di nuovo tutto in una valigia e tornare là, tornare a casa. Questa è la mia casa, adesso. Con la mia piccola camera piena di foto, con Sole che resta ore sotto la doccia ed Elena che le urla di muoversi perché ha bisogno di usare il bagno; con Lucrezia in cucina ad aprire una bottiglia di vino e Amelia a cena da noi quasi ogni sera. Questa è la mia casa, con le loro risate in sottofondo, la pizza che arriva a domicilio, una domenica piovosa spesa sul divano a vedere la tv e mangiare popcorn. Questa è la mia casa, con il nuovo lavoro, il corso ed i buoni propositi per l’estate invece che per l’anno nuovo.

This is my home now.

Fisso queste goccioline sul vetro e mi vien da sorridere pensando a tutti i motivi che ho per essere finalmente felice adesso, per essere davvero serena, con la nostalgia di una famiglia lontana nel cuore, ma la gratitudine per averne un’altra tutta per me proprio qui, nella città dei miei sogni.

So che scrivo sempre delle ragazze, scrivo sempre di voi ragazze, ma non si dice che se hai qualcuno che ti ama forse ti salvi? Io credo proprio di si. E voi mi avete salvata, non posso che essere grata per tutto questo.
Festeggeremo il mio primo anno a Londra allo Skylon, un locale proprio sul Tamigi, questo sabato sera. Tequila, musica e risate, tutto nel perfetto stile di questo gruppo di piccole donne che si sono ritrovate, chissà dopo quanti secoli.

Cambiano mille cose in 365 giorni, ma cambia tutto anche in un secondo, a volte.

Fotografia di Sara Giannitelli.

Francesca Baronti

" Finché respiro, scrivo." Elias Canetti.
Scrivere per dare un posto ai colori, una voce ai sogni, per trasformare un incubo in una favola.
Amo i sentimenti forti, gli abbracci alle due del mattino, i pomeriggi di sole, il vino, i brividi della libertà e la scrittura.
Aspirante giornalista, mi chiamo Francesca, ho 23 anni e sono una sognatrice.