I primi pezzi di un puzzle chiamato Felicità

Sono ufficialmente una nanny. O meglio, sarò una nanny.

Una nanny live in per l’esattezza.

– Mamma ho trovato lavoro finalmente! –

– Che bella notizia! C’e la bimba al telefono, ha trovato lavoro! Dimmi amore, dimmi tutto –

– Farò la nanny per questa famiglia italian…-

– Amore farai cosa, scusami? Nan…che? Non ho mica capito –

La reazione di mia madre è stata un po’ quella di tutti gli altri. Amici, parenti, chiunque non viva a Londra o non ci abbia mai vissuto.

La nanny, per quel poco che ho capito fino a ora, è una babysitter, una tata a tempo pieno. Inizierò la settimana prossima a lavorare per questa famiglia italiana che vive a Chelsea. Hanno due bambini, una di quasi quattro anni e l’altro di due. Live in, perchè vivrò in casa da loro. Si, avrò la mia camera, il mio bagno, un piccolo salotto, ma in una casa che non è la mia casa. Vivrò con una famiglia che non è la mia famiglia! Quanto è strana questa cosa?

Ok, cerchiamo di fare il punto della situazione. Sono venuta a Londra per ritrovare me stessa, per abbracciare nuovi sogni, per poter iniziare nuovamente a scrivere e sorridere. Non ho mai pensato a cosa avrei fatto nell’attesa.

Non sarei mai una brava cameriera: inciampo ovunque, continuamente, e se ho le mani sudate il mio telefono può cadere anche tre volte consecutive. Quindi, primo lavoro scartato.

La commessa, mi piacerebbe, ma con il mio inglese…diciamo che ancora non sono pronta. Sole, la ragazza della Callan School, è una ragazza alla pari, anche se sogna di lavorare come insegnante in una nursery.

– Cerca su gumtree, vedrai che sicuramente trovi qualcosa! Prova a fare la nanny no? Sicuramente sarai più pagata di me, anche se dovrai lavorare più ore. Ma ti piacciono i bambini, sì? –

Sole e le sue mille domande prima che tu possa aver anche solo pensato alla prima risposta.

Certo che mi piacciono i bambini, in Italia ho lavorato anche in un asilo. Mi ha consigliato di provare. E così ho fatto. Ho preparato il curriculum e mi sono messa a cercare su internet. Prima su gumtree e poi in giro per la rete. È stato su questo sito trovato per caso, Care.uk, che ho trovato l’annuncio di questa famiglia. Ho inviato il mio cv e la sera ho ricevuto una loro telefonata. Stamattina mi sono preparata e abbiamo fatto il colloquio, abbastanza veloce, non troppe domande.

La signora si chiama Jennifer, ma non ho ancora conosciuto il marito. I bambini sono bellissimi, Angela e Matteo. Le ore di lavoro sono tante, 6 giorni su 7, 12 ore al giorno, ma la paga è ottima, considerando che non pagherò nemmeno l’affitto. Dice che viaggieremo spesso, tra Italia e varie vacanze. La casa è un sogno, la mia camera poi! Jennifer ha detto che dovrò occuparmi solo dei bambini, colazione, portare Angela a scuola, Matteo al parco la mattina e ai vari playgroup della zona; dovrò organizzare le loro attività che variano tra tennis, nuoto, danza, playdate con amici (ma quante cose fanno questi bambini?). E poi preparare la cena, bagnetto e poi letto. In pratica una mamma, altro che babysitter! Almeno dalle mie parti un’estranea non passa mai così tanto tempo con i bambini: c’e la scuola, ci sono i nonni e magari qualche ora una babysitter, ma non così tante ore e non tutti i giorni!

Sarà un percorso nuovo e impegnativo. Le ho parlato della scuola d’inglese, quindi avrò tre mattine libere a settimana per poter frequentare la scuola e la sera potrò studiare e magari ricominciare a scrivere.

Non era il lavoro che mi aspettavo di trovare, ma dopo un mese di Londra e i miei risparmi quasi finiti, voglio vederlo come una cosa bella. Una cosa impegnativa, ma bella, che sicuramente porterà con sè tante altre cose.

Stasera esco con Sole a festeggiare. Mi ha parlato di questo posto a Soho, Princi, dove fanno la pizza più buona di Londra a suo parere e dove praticamente lavorano solo italiani. Andremò li per cena e poi vedremo questo venerdì sera londinese cos’avrà da offrirci.

Brinderemo al fatto di esserci incontrate, al mio nuovo lavoro, alle risate fatte a scuola, al ragazzo del pub che non ha ancora richiamato Sole, a Marco che continua ad avere la segreteria telefonica, ai primi pezzi di un puzzle chiamato felicità.

Giovani, amiche, già quasi sorelle, con un passato da archiviare e un futuro tutto da scrivere, scoprire, vivere.

Metto il rossetto, chiudo la porta e sorrido.

Stasera non esistono cose tristi. Stasera è felicità.

London night is calling.

Francesca Baronti

" Finché respiro, scrivo." Elias Canetti.
Scrivere per dare un posto ai colori, una voce ai sogni, per trasformare un incubo in una favola.
Amo i sentimenti forti, gli abbracci alle due del mattino, i pomeriggi di sole, il vino, i brividi della libertà e la scrittura.
Aspirante giornalista, mi chiamo Francesca, ho 23 anni e sono una sognatrice.