Brindando ai sogni

Ho lasciato il lavoro. Ci ho pensato parecchio prima, sono la nanny di queste piccole pesti da dieci mesi ormai. Non troppo tempo, è vero, ma abbastanza per affezionarsi. Perché ho deciso di lasciare? Voglio una casa tutta mia, con le ragazze, un giardino dove mettere fiori e una parete per attaccare fotografie.

I miei genitori dicono che sono pazza, lasciare un lavoro che mi offre vitto e alloggio per trovarne uno dove dovrò pagarmi un affitto. Loro non capiscono, io invece lo so. Uno step alla volta e questo sarà il primo. Chiamatelo bisogno di indipendenza, ma cosí non posso resistere.

Ho dato il mio notice ieri, un mese esatto. Tornerò in Italia due settimane, per Natale e Capodanno, e il 7 gennaio sarò di nuovo a Londra. Ho già fatto diversi colloqui con altre famiglie, il lavoro di nanny mi piace ed è pagato bene. In quanto alla casa ne abbiamo viste un paio nel weekend, ma non ci sono piaciute molto. Ancora non ci credo: entro febbraio vivrò con Lucrezia, Elena e Sole. La mia famiglia londinese, tutte insieme sotto lo stesso tetto. Una volta sistemate nella casa nuova inizierò a informarmi per l’università, il mio secondo step. Considerando che a gennaio festeggerò il mio primo anno di Londra, direi che è arrivato il momento di darsi da fare, in fondo i sogni hanno bisogno di sapere che siamo coraggiosi no?

Lasciare questa famiglia mi dispiace, mi hanno accolto in casa trattandomi come una di loro sin dalla prima sera. Ho visto questi piccoli crescere giorno dopo giorno, come fossero miei fratelli o nipoti. Per questo, ci ho pensato tanto prima di decidere. I dubbi e le paure mi hanno tenuta sveglia notti e notti: e se non trovo un altro lavoro? E se non troviamo una casa? E se poi il nuovo lavoro non mi piacesse? Sono quasi stata sul punto di rinunciare all’idea del notice, del cambiamento. Perché cambiare se la mia vita stava andando bene?

Poi ho capito: bene non è abbastanza, non più. Non sono la stessa persona di quasi un anno fa. Se voglio ricominciare, ricominciare davvero, accontentarmi non puó essere la soluzione. Mio nonno mi diceva sempre che per essere felici bisogna rischiare e avere coraggio.

Io rischio, allora. Un anno fa puntai tutto su Londra, un salto nel vuoto senza paracadute. Ed eccomi qua, un anno dopo: le ragazze, l’inglese che va sempre meglio, la sicurezza di essere brava a lavoro, la voglia di sognare che non mi ha mai abbandonata. Punto tutto su gennaio adesso, la casa mia, magari un corso di scrittura, il lavoro nuovo. In mezzo a quest’ atmosfera natalizia che si respira già appena uscita dalla metro di Oxford Circus è impossibile non sognare e non sperare.

Cena con le ragazze al ristorante Aqua stasera, si festeggia tra musica e panorama, brindando ai sogni, alla paura e alla libertà.

Francesca Baronti

" Finché respiro, scrivo." Elias Canetti.
Scrivere per dare un posto ai colori, una voce ai sogni, per trasformare un incubo in una favola.
Amo i sentimenti forti, gli abbracci alle due del mattino, i pomeriggi di sole, il vino, i brividi della libertà e la scrittura.
Aspirante giornalista, mi chiamo Francesca, ho 23 anni e sono una sognatrice.