Ancora no

– Hai stampato i ticket vero Elena? –
– Si Amelia, sono qui, tieni! –

Cambia lo sfondo ma non cambiano le storie, non cambia la nostra. In un venerdì sera di inizio novembre decidiamo di partecipare a un evento organizzato da Apetime, un aperitivo all’italiana. Siamo di fronte all Hotel Baglioni in zona Kensington, il posto si chiama Clubbino. I presupposti per una buona serata ci sono tutti: prima sera del weekend, tacchi alti, rossetto, vino e le ragazze. C’è un sacco di gente fuori quando arriviamo. Scendiamo le scale e una volta lasciata la giacca al guardaroba entriamo in questa sala con luci soft, musica, un bancone dove prendere da bere e un delizioso buffet proprio alla fine della sala.

– Ok, io vado a fare i piattini, qualcuna viene con me? –
– Io penso al vino! Lucre aiutami –

Sono al bancone con Lucrezia, aspettando di ordinare da bere. Mi sento osservata e non mi sto sbagliando.

– Carino Marghe, eh?! E non fa altro che fissarti! –
– Lucre ordina vai, è meglio! –

Non c’è più stato nessuno, dopo Marco. Non ho nemmeno mai pensato a qualcun altro sinceramente, mi sono focalizzata sul lavoro, la scuola, le ragazze. Non mi sono mai guardata veramente intorno. Continuo a sentirmi osservata, anche Amelia se ne accorge, così Lucrezia rende pubblico il suo pensiero di prima, dando vita a un coro e battiti di mani. Vai Marghe, dicono. Buttati, è carino, ti guarda, parlaci.

Balliamo in mezzo alla pista e questo tipo carino si avvicina, sorride. Prova a parlarmi, per capire se sono italiana, se sono single. Sì, sono italiana. Sì, sono single. Ho 23 anni, e tu? Cosa bevi? Fumi? Che lavoro fai, studi? Domande di circostanza, un estraneo che entra in contatto con te e vorrebbe conoscerti, probabilmente anche solo per una notte.

Non sono interessata ma grazie lo stesso, buona serata, scusa le mie amiche sai devo raggiungerle, il numero non lo ricordo a memoria lasciami il tuo, si ti scrivo, ciao.

– Allora? Ti ha baciato? Ti ha chiesto il numero? –

Rispondo a cenni e poi mi lascio trasportare dal ritmo della musica e non ci penso più. Anche se sono passati più di dieci mesi la ferita è ancora aperta, per quanto credessi fosse chiusa, invece no, ancora no. Ancora no.

Alle tre del mattino ci ritroviamo sul cab prenotato da Amelia, la più sobria delle cinque. Dormiamo tutte da Sole, pronte per una colazione a base di pancake e hangover domani, che in teoria è già oggi.

Oggi, domani, a volte sono solo date che si susseguono tra loro senza troppa differenza.

Guardo le ragazze, penso alle loro storie, alla loro intraprendenza. A Elena felice perché ha incontrato qualcuno, al primo mese di convivenza di Amelia, a Sole che si innamora dell’amore ora dopo ora e a Lucrezia che vive le sue emozioni una dopo l’altra cercando di escludere le paure. Penso a loro e penso a me, che non ho ancora il coraggio di dare il numero di telefono a qualcuno che un giorno potrebbe farmi male.

Tra i semafori della mia Londra, stanotte, il pensiero torna ancora là.

– Marghe? –
– Hey –
– Ci riuscirai, vedrai. Fidati della tua Sole ubriaca –

Rido.

– Ok, mi fido –
– Ti innamorerai di nuovo, anche se avrai paura. Uno step alla volta –

Ok, Sole, mi fido.
Uno step alla volta.

Francesca Baronti

" Finché respiro, scrivo." Elias Canetti.
Scrivere per dare un posto ai colori, una voce ai sogni, per trasformare un incubo in una favola.
Amo i sentimenti forti, gli abbracci alle due del mattino, i pomeriggi di sole, il vino, i brividi della libertà e la scrittura.
Aspirante giornalista, mi chiamo Francesca, ho 23 anni e sono una sognatrice.