Sono scappata, mi sto salvando

Non mi è mai piaciuto volare. Non mi piacciono nemmeno gli aeroporti, se è per questo, o le stazioni. O qualsiasi altro posto dove le persone piangono e si abbracciano, sembrano dirsi addio invece che arrivederci o a presto. Non mi piace la tristezza che è racchiusa nei baci pieni d’affetto e nostalgia. E, ripeto, non mi piace volare, soffro di vertigini e sono terrorizzata al solo pensarmi così lontana dal suolo, dalla sicurezza. Da casa.

Posso quasi dire di odiare il fatto di salire su un aereo. Eppure questa volta sembra essere diverso.

Ligabue nelle orecchie, “Non ti muovere” in borsa, il biglietto di Marco tra le mani, il suo ricordo nel mio cuore.

L’aereo che inizia lentamente a muoversi e la mia agitazione che sembra diminuire anziché aumentare, come se il mio inconscio volesse comunicarmi che sono in perfetta sintonia con il mio destino, stavolta. E l’aereo si stacca da terra, velocemente, facendo diventare tutto piccolo, tutto distante.

È buio fuori.

È come volare in mezzo a tante lucciole. Guardo giù dal finestrino. Mi sento quasi sollevata adesso, quasi libera. Sto volando verso l’ignoto, verso qualcosa che potrebbe donarmi tanto quanto mi è stato tolto.

I saluti in aeroporto sono stati strazianti, anche per una come me che hai drammi c’è abituata. Vedere i miei genitori piangere, mia sorella asciugarsi il volto con la manica della felpa. Salutarli e sapere che stasera non vedrò il loro viso prima di salire le scale per andare a dormire, che domani non sarò avvolta dalla solita confusione che c’è per pranzo a casa mia e che prima di rivederli potrebbero passare dei mesi. Pensavo sarei stata un po’ più forte, insomma, volevo esserlo per loro. Volevo salutarli con un gran sorriso e invece ho pianto anche più di loro.

È normale avere paura o sono io ad essere strana? Mi sento eccitata e al tempo stesso persa. La sensazione di solitudine a cui non sono abituata e con cui dovrò iniziare a convivere, il pensiero di confrontarmi con qualcosa che è semplicemente esistito solo nei miei sogni fino a oggi, la paura di fallire e la voglia di rimettermi in gioco.

Sono stati davvero tanti i dubbi a tenermi compagnia in questi ultimi giorni.

Starò facendo la cosa giusta o sto solo scappando? Dovrei restare e combattere per lui, per noi? O devo andare a vivere il mio sogno? E la mia famiglia? E tutto quello che con fatica mi sono costruita in questi anni? Riuscirò ad ambientarmi, ad imparare la lingua, a trovare un lavoro e un posto accettabile in cui vivere? E se dovesse andare male?

Mille domande, mille paure, mille sentimenti opposti in continua lotta tra loro.

Il segnale delle cinture di sicurezza si illumina, ci informano che stiamo per atterrare. Mi basta guardare fuori per capire di essermi già innamorata: Londra è sotto di me adesso, un arcobaleno di luci e colori, qualche nuvola ogni tanto. L’aereo che si avvicina sempre di più al suolo, fino a toccarlo nuovamente, rallentando fino a fermarsi.

Sono le 23.05 ora locale, i portelloni stanno per aprirsi.

Sono fisicamente seduta su questo aereo, ma è come se in realtà fossi da tutt’ altra parte.

Le persone intorno a me iniziano ad alzarsi, indossano il cappotto, la sciarpa. Chi si conosce parla: commenti sul tempo, sulla fila per il controllo passaporti, sul bus da prendere per arrivare in centro.

Mi rendo conto solo adesso di non aver pensato davvero al dopo. Non so come muovermi, dove andare, come fare il biglietto e soprattutto come chiederlo, dato che  ora come ora credo di non riuscire a dire nemmeno il mio nome!

Non riesco a muovermi. Vorrei farlo, ma il mio corpo sembra non rispondere ai comandi del cervello. Mi tremano le gambe, le mani, mi trema il cuore. Sono come paralizzata.

Non posso credere di esserci riuscita, di averlo fatto davvero.

Sono scappata, mi sto salvando. Sono a Londra.

Mi sforzo di respirare e mi rendo conto che sto piangendo.

Ci siamo, Margherita, la vera sfida comincia adesso.

Fai un bel respiro, asciuga via le lacrime, goditi il momento e sorridi: sei a Londra, tira fuori le unghie e fai vedere chi sei.

Stai aspettando questo momento da tutta la vita. Puoi farcela, sei nata per questo.

Alzati Margherita.

Vivi il tuo sogno.

Francesca Baronti

" Finché respiro, scrivo." Elias Canetti.
Scrivere per dare un posto ai colori, una voce ai sogni, per trasformare un incubo in una favola.
Amo i sentimenti forti, gli abbracci alle due del mattino, i pomeriggi di sole, il vino, i brividi della libertà e la scrittura.
Aspirante giornalista, mi chiamo Francesca, ho 23 anni e sono una sognatrice.