Londra, raggio di sole

C’è tanta neve fuori, freddo, luci, rumori e tantissime persone. È tutto così strano per me, così nuovo, così diverso.

È notte ormai. Sono arrivata alla stazione di King’s Cross St. Pancras senza perdermi, grazie a un ragazzo francese che parlava italiano e che mi ha aiutata mentre ero in difficoltà a Liverpool street. È stato gentile, mi ha spiegato come fare la Oyster card e come arrivare fin qui, in questo b&b da pochi soldi dove dormirò stanotte.

La mia prima notte a Londra.
Sto fumando una sigaretta prima di rientrare e mi guardo intorno. Nonostante siano passate le due del mattino, ci sono un sacco di persone in strada, macchine della polizia con le loro sirene accese, autobus, taxi. È cosi incredibile essere qui. Mi sembra di guardare la mia vita da fuori invece che da dentro, come se mi stessi muovendo a rallentatore.

Ho telefonato a mia madre, a mio padre, a mia zia, ad alcune amiche.
Tutto bene il viaggio, sì sono in albergo, ti voglio bene anche io, sì ti chiamo domani. Numeri diversi, ma con le stesse frasi e gli stessi sentimenti, un miscuglio di nostalgia e amore. Ho provato anche a chiamare Marco, ma il suo telefono è sempre staccato. Chissà come starà in questo momento. Forse è meglio così. Sentire la sua voce adesso mi avrebbe solo destabilizzato. Eppure è così strano non condividere questa cosa con lui. Io e lui abbiamo sempre condiviso tutto.

Vorrei dirgli di quanto già mi piace l’aria che si respira qui, vorrei dirgli che sono stata brava e non ho iniziato a balbettare quando ho chiesto un panino al fast food. Vorrei dirgli che c’e tutto questo bianco intorno a me e che Marco, se tu fossi qui, questa città adesso avrebbe il colore dei tuoi occhi.

Sono sola, in questa città veramente immensa. Che strana sensazione. Non è brutto come pensavo, ritrovarsi da soli. Certo, non è la sensazione migliore del mondo, soprattutto quando non si sta soli ormai da troppo tempo. Ma nonostante tutto il rumore che c’è qua fuori, riesco finalmente ad ascoltarmi.

Tutte le paure che avevo nei giorni precedenti, il pianto in aereo prima di scendere, la sensazione di smarrimento totale provata fuori da quella stazione, sembra essere svanito tutto adesso. La voglia di vivere questa città, la voglia di mettermi in gioco, l’eccitazione. Sono una bambina davanti a un nuovo giocattolo.

Chi lo avrebbe mai detto che ci sarei riuscita? Mi vedevo già persa in lacrime chissà dove, e invece no. Invece sono qua. All’aeroporto me la sono cavata, sono riuscita a capire dove fare il biglietto e quale autobus avrei dovuto prendere per arrivare in centro. Il viaggio non è stato neanche poi così lungo. Avevano anche le prese per caricare il cellulare sul bus, incredibile! Da dove vengo io è già tanto se i seggiolini sono tutti interi.

Ripenso a ieri notte, quando ero al sicuro nel mio letto, nel posto che ho abitato, nel luogo del mio amore, al centro esatto di una favola moderna. E adesso sono qui da sola e non riesco a smettere di sorridere. Ma un po’ sorrido e un po’ piango, in realtà.

Domani mattina ho appuntamento in agenzia alle 10:15, a Old street. Non è lontana da qui. Ho controllato sulla piccola mappa della metropolitana. Chissà dove sarà la mia stanza, chissà se mi piacerà, chissà se avrò dei coinquilini simpatici.

Chissà che colori avrà fra poche ore questo cielo, che sembra non essere buio neanche nella notte.

Quante emozioni provocherai in me, Londra? Su quale strada mi guiderai? Curerai le mie ferite, annegherai il dolore che mi porto dentro? Sarà qui che finalmente realizzerò i miei sogni? Qui, tra queste case e queste strade umide, sotto questo cielo quasi privo di stelle?

Mi viene in mente una frase di Marco: Sei coraggiosa. E non importa quanto io sia bravo in certe cose, sei tu l’unica a poter trovare un raggio di sole durante un temporale.

Non ho timori adesso, non più. Mi aggrappo a Londra, al mio raggio di sole in mezzo a tutto questo gelo.

Sorrido e butto via la sigaretta.
Pronta a rientrare. Pronta a domani.

Francesca Baronti

" Finché respiro, scrivo." Elias Canetti.
Scrivere per dare un posto ai colori, una voce ai sogni, per trasformare un incubo in una favola.
Amo i sentimenti forti, gli abbracci alle due del mattino, i pomeriggi di sole, il vino, i brividi della libertà e la scrittura.
Aspirante giornalista, mi chiamo Francesca, ho 23 anni e sono una sognatrice.