La via di casa

Salite che diventano discese. Discese che diventano salite.
La via che dalla stazione di Bushey mi porta a casa è fatta più o meno così.
Fai sali, scendi, sali, scendi. E arrivi. Lo spiego in questo modo a chi deve venire a trovarmi.

È la mia “via di casa numero otto” perché sì, ho cambiato casa otto volte da quando sono nata. Due in Sicilia, cinque a Roma e una a Bushey, Londra 8.

Si sa che alle vie di casa si lega sempre un corredo di emozioni ampio e variegato. Le emozioni di tutte le volte che sei tornato in motorino tardi e a un certo punto della via di casa lo hai spento e hai spinto per non farti sentire. Di quando sei uscito per andare a fare un esame all’università e lungo la via di casa pensavi chi me l’ha fatto fare. E poi andava bene e tornavi e sulla via di casa volevi fermare la gente per dirgli che ce l’avevi fatta.

Arriva un giorno che sulla via di casa pensi che quella non è più casa e che te ne vuoi andare. E qualcuno, dopo giorni così, va a finire che si ritrova a Londra.

Se lasci il tuo Paese e diventi una ragazza alla pari, occupi gratuitamente una stanza nella casa della famiglia per cui lavori. Cioè, in due parole, ancora prima di partire hai già risolto il problema più spinoso. Ruppuso, diremmo in siciliano. Pieno di nodi come solo la ricerca di una casa può essere, soprattutto a Londra. Perché molte di quelle casette indipendenti, con i tetti spioventi, il piccolo giardino, le ringhierine di ferro e il cancelletto, appena aprite la porta smettono di essere carine. Se siete ancora in Italia, vi starete chiedendo il perché.

Prima di tutto, in Inghilterra amano la moquette. Che potrebbe anche andare bene, per un pavimento su cui passano un paio di persone al giorno. Ma quell’appartamento che andrete a vedere potrebbe essere condiviso anche da nove inquilini. Ognuno presumibilmente con due piedi e qualche amico. Il numero di suole attraversanti sto tappeto, quindi, in alcuni giorni potrebbe simpaticamente arrivare a trenta. Non sempre si stabilisce la regola che appena entrati ci si debba togliere le scarpe. E credetemi che in alcuni casi è meglio così!

Arrivando timidamente in cucina, farete la conoscenza con alcuni elettrodomestici indigeni. Il bollitore (kettle), riserva naturale di calcare sempre abbondante qualora dovesse servirvi a qualcosa; il tostapane (toaster), con un deposito di briciole tale da poterci formare un altro panino; e il forno a microonde (microwave), dalle cui macchie sul piatto girevole potrete facilmente ricostruire i pasti dei vostri coinquilini.

Nel lavello potrebbe essere parcheggiato un numero indefinito di piatti. E la padella che vi serve. Sì, proprio quella, magari è stata usata da un coinquilino irrintracciabile da giorni e forse, chissà, emigrato nelle isole Fiji. “Se mi vuoi, lavami”.

Sui bagni la faccenda si fa ancora più simpatica, perché il bagno di Londra ha la possibilità di essere scomponibile: bagni con lavandino, ma senza gabinetto; bagni con solo il gabinetto e senza lavandino; bagni che si compongono di un box doccia. E basta. In pratica una stanza con una doccia dentro. Ma soprattutto docce fuori dai bagni. Sì! In pratica nella tua camera, in un angolo, potrebbe esserci un’area di ceramica, regolarmente fornita di scarico, con tendina e rubinetti vari. Ma le sorprese non sono ancora finite!

Cos’è questo rumore che viene da dentro l’armadio? Sembra tipo una caldaia! Sai…quando uno apre il rubinetto e la caldaia fa quel rumore… Scusami, sorry, ma c’è una caldaia dentro il mio futuro armadio? L’agente immobiliare non si scompone di un millimetro. Sì, ti risponde. È per questo che la stanza costa meno delle altre. Dai, almeno d’inverno stai più al caldo.

Liberatisi coraggiosamente da ogni norma di sicurezza esistente nel resto d’Europa, gli appartamenti di Londra sono pronti a fornirti una vasta gamma di avventure da tenere a portata di mano quando vorrai fare colpo su qualcuno. Basterà consultare velocemente i vari episodi e scegliere il più adatto per trasformarti nel protagonista glorioso e senza macchia di “Indiana Jones e il tempio maledetto”.

Eh sì, bella mia, perché Londra è una città difficile. Lo sai dove vivevo quando sono arrivato?

E non è solo per fare colpo, in realtà. Trovare una casa a Londra e poi condividerla può essere molto, ma molto ruppuso.

Ma uscendo dalla casa, lasciandovi alle spalle la moquette, il bollitore, il bagno scomponibile e le trenta scarpe accumulate all’ingresso, sarete sulla vostra nuova via di casa. E sarà una via di casa in una tra le città più influenti del pianeta. Prima piazza borsistica e metropolitana più grande in Europa. In testa alle classifiche per estensione, per sedi istituzionali, per numero di abitanti e di turisti ogni anno.

Sarà una via di casa con una densità abitativa che supera i cinquemila abitanti per chilometro quadrato.

E dentro a quel chilometro, in mezzo a quei cinquemila, ci sarai anche tu.

E questo vale per tutti. Sia per chi una casa l’ha dovuta cercare, sia per chi, come me, ce l’aveva già. E dall’Italia se la guardava su Google Maps.

Tutti viviamo quel primo giorno nella nuova casa di Londra. In una via di casa che è ancora vuota, ma che può essere riempita di emozioni all’infinito e senza scoppiare.

E a quel punto vaffanculo alla moquette e ai rubinetti diversificati e alle briciole dentro il tostapane e alle padelle dei coinquilini perduti. Respiro profondo e via nella giungla.

“Fortuna e gloria, ragazzo…Fortuna e gloria!”

E come sono, invece, le case delle famiglie inglesi benestanti in cui vivono le ragazze alla pari?
“Cuori di legno e dispense affollate”. Prossimamente su “Au pair. What?”

Fotografia di Sara Giannitelli

Chiara Fratantonio

Mi chiamo Chiara, ho 26 anni e sono una ragazza alla pari da un anno e mezzo. Da un po' di tempo ho aperto un blog per aiutare i ragazzi e le ragazze che vorrebbero fare questa esperienza. Se anche tu sogni di trasferirti a Londra, partire come RAGAZZA/RAGAZZO ALLA PARI è il modo più facile, efficace ed economico per farlo!
Finalmente imparerai sto benedetto inglese e avrai un sacco di tempo libero per esplorare la città. Non sai da dove cominciare? Posso aiutarti! Visita www.busheytales.com o scrivimi a busheytales@gmail.com. Ti aspetto!